Avrete sicuramente sentito parlare del caso Mesiano.
Riassunto: il giudice civile Mesiano condanna in sede civile Mondadori a risarcire 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti a causa della compravendita di Mondadori inluenzata da una corruzione giudiziaria accertata.
A seguito la trasmissione “Mattino 5″ (su Canale 5) propone questo servizio.
Ora… immaginatevi tale servizio con una voce siciliana un po’ impastata…
Io cedo che certe cose non debbano neppure essere commentate. Se poi pensate che al parlamento europeo sono state bocciate due risoluzioni opposte, una del centrosinistra e una del centrodestra affermanti rispettivamente la non libertà di stampa e l’assoluta libertà di stampa in Italia, allora si capisce che la verità sta nel mezzo: abbiamo una semi-libertà di stampa. In una democrazia moderna, non basta il concetto di democrazia liberale. Non basta il concetto di libertà. Deve riaffermarsi il concetto di tolleranza. Ovvero tu non solo devi poter dire quello che vuoi. Ma non devi nemmeno temere ripercussioni per quello che pensi. In Italia, oggi, è così invece: tu puoi dire quello che vuoi, ma io ti prendo a mazzate fino a quando non ti penti e ritratti. E se non ti penti comunque sia di monito a chiunque altro voglia esprimersi in tal senso. Geniale Bondi che confonde “liberale” con “liberista” a Ballarò. E lui è quello intellettuale.
Il punto (perfetto come al solito) di Marco Travaglio.
Il 7 ottobre il cosiddetto “lodo Alfano” è stato bocciato dalla Corte Costituzionale ed ha quindi cessato la sua discutibile esistenza. Da quel momento apriti cielo. Ero ad un collettivo e la notizia è stata accolta con una ovazione generale… mancava solo di andare spontaneamente in piazza. E la cosa non sarebbe stata neanche tanto grave visto che a pensarci bene abbiamo avuto per un certo periodo di tempo una legge che andava contro la Costituzione italiana.
Il premier ha cominciato a sproloquiare, credo che presto sosterrà che la torre di Pisa tende a sinistra.
Sulla Corte: «11 giudici sono di sinitra».
Su sé stesso: «Meno male che Silvio c’è. Se non ci fosse Silvio con tutto il suo governo, con un supporto del 70 per cento degli italiani, saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro paese quello che tutti sapete. Quindi va bene così».
Su Napolitano: «Il capo dello Stato – dice Berlusconi – sapete voi da che parte sta. Abbiamo giudici della Corte costituzionale eletti da tre capi dello Stato di sinistra, che fanno della Corte costituzionale non un organo di garanzia ma politico».
Sul mondo: «Abbiamo una minoranza di magistrati rossi che è organizzatissima e che usa la giustizia a fini di lotta politica. Il 72 per cento della stampa è di sinistra, gli spettacoli di approfondimento della tv pubblica pagata con i soldi di tutti, sono di sinistra, ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici».
Sulla Bindi: «Più bella che intelligente».
Forse aveva ragione Lario a dire di trattarlo come un malato…
Venerdì sera mi sono ritrovato a partecipare ad un dibattito sul nucleare organizzato dall’Associazione Cittadini in Movimento. Ovviamente solo soletto, nessun amico che mi accompagna a certe cose noiose, come abitudine e prassi.
Volevo scrivere qualcosa sulla serata, spiegare come in quel dibattito le argomentazioni di Vittorio Agnoletto (ex-parlamentare europeo) abbiano distrutto radicalmente qualsiasi argomentazione contrapposta. Di come un politico serio possa ancora essere una persona che fa la differenza.
E invece no. Mi sono fermato a pensare a che fine fa un politico quando fa bene il suo lavoro. Finisce fuori. L’Italia ha mandato in Europa gente come Mastella e avrebbe potuto inondare in parlamento europeo di veline. E gente come Agnoletto sta a casa.
Come è nata la serata. Un giorno il Presidente dell’associazione mi informa che avrebbe organizzato una serata sul nucleare, argomento caldo del momento. Giusto quella mattina mi sono goduto un’oretta di Agnoletto che prendeva a pesci in faccia l’On. Stracquadagno (PdL) sullo stesso argomento. «Non puoi parlare di nucleare senza Agnoletto» gli dissi. Nel giro di due giorni era già tutto organizzato per portare l’ex onorevole a Collegno.
La serata è stata comunque istruttiva. Pubblico e relatori molto spostati verso le energie rinnovabili, la controparte era veramente misera di argomentazioni, preparazione e capacità comunicativa (credo che il relatore fosse Nicola Cassano).
Bello l’intervento di Antonio Vrenna, tecnico, che ha ricordato che le nuove centrali termodinamiche spagnole del nostro premio Nobel Carlo Rubbia sono quasi paragonabili a quelle nucleari. Poi se ne è andato in BMW.
Interessante anche l’intervento di Barbara Martina, assessore “alla città sostenibile” di Collegno. Piccole cose che possono fare la differenza di mentalità nei giovani.
E poi Agnoletto. Tra le tante cose dette, da sottolineare il parallelismo proposto tra i paradigmi di potere nucleare-potere centralizzato contro solare-potere distribuito. Solo ascoltare questo concetto valeva la pena di spostarsi per andare a sentire.
Mi dissocio fermamente dal comunicato firmato SI riguardo agli arresti dopo la manifestazione del G8 universitario di Torino.
Solidarizzo e appoggio pienamente il comunicato del procuratore Caselli e con la procura di Torino che ha difeso il nostro diritto di manifestare pacificamente.
Io non posso sapere se tutti gli arresti siano stati ponderati bene o magari può essere finito agli arresti un ragazzo totalmente innocente. Riconosco tuttavia che la distinzione di Caselli tra manifestanti pacifici e manifestanti violenti esiste ed è sacrosanta. Sono ben conscio che quando vado a manifestare mi mischio con persone che fanno della violenza un metodo accettabile di protesta. Per me la violenza NON è MAI una via percorribile.
Ritengo che l’intervento della procura sia stato motivato da ottimi presupposti e noi non abbiamo i mezzi per giudicare tale operato se non una motivazione ideologica.
Spero che in futuro alle manifestazioni di qualsiasi tipo i violenti vengano isolati sempre di più, magari direttamente dai manifestanti, finché non saremo finalmente in grado di esprimere le nostre ragioni senza che vengano consegnate su un vassoio d’argento alla stampa come atti di violenza gratuita da parte dei facinorosi.
Nel post precedente ho scritto il mio punto di vista su Minzolini cinque giorni prima che si insediasse come direttore del Tg1 il 9 giugno. Non è scarsa fiducia o pregiudizio, è semplicemente conoscenza dei polli. Minzolini non è cambiato, è sempre quello che proponeva quegli squallidi editoriali per La Stampa.
Le indagini di Bari e tutto il sexy-gate riguardante il premier è stato volontariamente omesso da parte di Minzolini.
«Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull’ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa e tanto meno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori»
Lo stesso Garimberti, presidente Rai, ha richiamato Minzolini per spiegazioni.
Qualsiasi cosa dica il Tg1, non credeteci. Ma attenzione, il Tg1 omette direttamente le notizie, quindi tutto ciò che non sapete, potrebbe essere vero.
Trascrizione del mio intervento alla serata dedicata al dibattito sulla disinformazione in Italia di Giovedi’ 4 Giugno 2009.
Volevo innanzitutto ringraziare gli organizzatori per l’invito a questa serata. Ho accettato ben volentieri, non capita spesso di poter parlare di queste cose in piena campagna elettorale.
Si parla di disonformazione. Ma la disinformazione non è solo incapacità dei giornalisti di dare notizie corrette. Spesso, e in Italia soprattutto, la disinformazione è organizzata.
Vi voglio presentare un personaggio che è diventato il nuovo direttore del Tg1, il primo telegiornale italiano per ascolti. Ebbene, innanzitutto per costui verso la metà degli anni novanta, fu coniato un neologismo: minzolinismo. Il minzolinismo è una «forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte». Il giorno dopo la creazione del Pdl, egli è riuscito a partorire un editoriale su La Stampa dove ripeteva per circa una dozzina di volte la parola ‘Libertà’. Un altro esempio tratto da un suo articolo: «Indossa un maglione blu e ha il piglio deciso del direttore dei lavori, del comandante dei pompieri, del capo militare, ma anche la comprensione del prete. Silvio Berlusconi nelle emergenze si esalta. La sua attitudine è la politica del fare».
Ecco, questo è il nuovo direttore del Tg1, quando lo ascolterete, non fidatevi.
Ma anche i nostri quotidiani sono parecchio simpatici. Prendiamo una notizia, un fatto, le motivazioni della condanna Mills: Mills “ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data, dall’altro ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico“. Ecco, questa è un fatto, non è possibile affermare che non sia accaduto. Ecco l’evoluzione dei titoli de “Il Giornale” sulla notizia:
I Magistrati all’attacco di Berlusconi: “L’avvocato Mills fu corrotto da lui”;
Milano, toghe all’attacco di Berlusconi: “Il legale Mills fu corrotto dal premier”. (qui appare il termine toghe, che fa perfido);
Milano, toghe all’attacco di Berlusconi: “Mills menti per garantirgli l’impunità” (sparisce la parola corruzione);
Caso Mills, le toghe contro il premier: “Riferiro in parlamento” (qui sparisce proprio un pezzo di notizia);
Caso Mills, magistrati contro il premier. Berlusconi: “Una sentenza scandalosa”.
Ecco, questo è un esempio di informazione in Italia. Io capisco che i giornalisti de “Il Giornale” si arrabbino quando si fa loro notare che non sembrano poi cosi’ indipendenti, pero’ bisognerebbe anche cercare di mantenere un minimo di dignità.
Passiamo ora al G8 University Summit di Torino, leggero’ la rassegna stampa e poi la lascero’ commentare ai ragazzi di Studenti Indipendenti.
Ringrazio Simona, Stefano e Lupo che sono venuti a vedermi!
P.S. scusate gli accenti-apostrofo, tuttavia oggi ho la tastiera francese.
Giuseppe Masciari è un imprenditore edile calabrese, nato a Catanzaro nel 1959, sottoposto a programma speciale di protezione dal 18 ottobre 1997, insieme a sua moglie (medico odontoiatra) e ai loro due bambini.
Pino ha denunciato la ‘ndrangheta e le sue collusioni con il mondo della politica.
La criminalità organizzata ha distrutto le sue imprese di costruzioni edili, bloccandone le attività sia nelle opere pubbliche che nel settore privato, rallentando le pratiche nella pubblica amministrazione dove essa è infiltrata, intralciando i rapporti con le banche con cui operava. Tutto ciò dal giorno in cui ha detto basta alle pressioni mafiose dei politici ed al racket della ‘ndrangheta.
Una emozione irripetibile. Un uomo che è in grado da solo, con la sua forza di illuminare le flebili speranze anche di chi non crede più che l’Italia possa cambiare. Dopo averlo seguito un po’ onestamente credo che passi in secondo piano se esista o meno la concreta possibilità di ristabilire lo stato di diritto in questa nostra italietta.
Si può
si può
si può, siamo liberi come l’aria
si può
si può, siamo noi che facciam la storia
si può.
Si può, io mi vesto come mi pare
si può, sono libero di creare
si può, son padrone del mio destino
si può, posso mettermi un orecchino.
Si può, fare critiche dall’esterno
si può, sputtanare tutto il governo
si può, non far uso dei congiuntivi
si può, siamo liberi e trasgressivi.
Basta uno spunto qualunque
e la nostra fantasia non ha confini
basta un pennello, un colore
e noi siamo pronti
a perpetuare la creatività dei popoli latini.
Si può, fare i giovani a sessant’anni
si può, regalare i blue-jeans ai nonni
si può, in ignobili trasmissioni
si può, schiaffeggiarsi come coglioni.
Si può, far politica coi fumetti
si può, divertirsi con Andreotti
si può, con la satira che straripa
si può, fare il verso persino al papa.
Con quella vena di razza italiana
che è vivace e battagliera
è naturale che poi siamo noi
che possiam cambiar tutto
a patto che si lasci tutto come era.
Si può, siamo liberi come l’aria, si può
si può, siamo noi che facciam la storia, si può
libertà, libertà, libertà, libertà obbligatoria.
Sono assai cambiato, sono così spregiudicato
sono infedele, sono matto, posso far tutto.
Viene la paura di una vertigine totale,
viene la voglia un po’ anormale di inventare una morale
utopia, utopia, utopia-pia-pia.
Si può, ignorare gli intellettuali
si può, fare il tifo per gli animali
si può, far la guerra per scopi giusti
si può, siamo autentici pacifisti.
Per ogni assillo, rovello sociale, sembra che la gente goda
tutti che dicono la loro, facciamo un bel coro
di opinioni fino a quando il fatto non è più di moda.
Si può, rovesciare la notte e il giorno
si può, eccitarsi con un film porno
si può, patteggiare sulla galera
si può, ricantare “Faccetta nera”.
Si può, trasgredire qualsiasi mito
si può, invaghirsi di un travestito
si può, consultarsi con una strega
si può, farsi ognuno una bella lega.
In questa tua libertà illimitata
di espressione e di parola
l’unica rivoluzione che noi abbiamo fatto
ha un difetto:
è la rivoluzione della Coca-Cola.
Si può, siamo liberi come l’aria, si può
si può, siamo noi che facciam la storia, si può.
[parlato] Ma come? Con tutte le libertà che avete, volete anche la
libertà di pensare?
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.
Enrico Berlinguer, «La Repubblica», 28 luglio 1981
È di attualità la discussione sui nuovi vertici Rai.I precedenti furono definiti nel maggio 2005. All’epoca il designato da Fassino per i Ds fu Carlo Rognoni. Franceschini e il Pd hanno deciso di rilevarlo per Giorgio Van Straten.
Non voglio discuisire sui meriti e sulle colpe di Rognoni che hanno portato alla sua sostituzione, ma mi piace vedere la motivazione che stranamente è venuta fuori con una naturalezza che fa anche rabbrividire.
La sostituzione è infatti avvenuta perché facente parte delle ultime volontà di Veltroni prima di lasciare la Segreteria del Pd. Ma che motivazione è? Rognoni è uno di quelli che ha difeso Santoro, Travaglio e Gabanelli. È altresì vero che difende anche Riotta, cosa deprecabile. Uno di quelli che l’unica battaglia degna di un senso in Rai sia quella per una nuova legge sul sistema televisivo.
Ne parla in questo libro che devo procurarmi: Rai, addio – Memorie di un ex consigliere. Rognoni è stato anche deputato col Pds e i Ds, possibile che si sia accorto così tardi della necessità di una battaglia in questo campo? E se accortosi per tempo di questo bisogno, come mai non è stato ascoltato dai vertici del suo partito? Forse una ragione può essere che al Pd in fondo va tutto bene così?
Caso Cucchi, spunta un testimone. Ma è molto molto magro. Giovanardi: "Stefano Cucchi è morto perché anoressico e drogato". Risolto anche il caso di Cogne: Samuele è morto perche era piccolo e indifeso. "Era tossicodipendente e malato, la sua vita era devastata dalla droga". In pratica gli hanno fatto un favore. (Sono migliaia le perso […]