Nel post precedente ho scritto il mio punto di vista su Minzolini cinque giorni prima che si insediasse come direttore del Tg1 il 9 giugno. Non è scarsa fiducia o pregiudizio, è semplicemente conoscenza dei polli. Minzolini non è cambiato, è sempre quello che proponeva quegli squallidi editoriali per La Stampa.
Le indagini di Bari e tutto il sexy-gate riguardante il premier è stato volontariamente omesso da parte di Minzolini.
«Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull’ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa e tanto meno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori»
Lo stesso Garimberti, presidente Rai, ha richiamato Minzolini per spiegazioni.
Qualsiasi cosa dica il Tg1, non credeteci. Ma attenzione, il Tg1 omette direttamente le notizie, quindi tutto ciò che non sapete, potrebbe essere vero.
Trascrizione del mio intervento alla serata dedicata al dibattito sulla disinformazione in Italia di Giovedi’ 4 Giugno 2009.
Volevo innanzitutto ringraziare gli organizzatori per l’invito a questa serata. Ho accettato ben volentieri, non capita spesso di poter parlare di queste cose in piena campagna elettorale.
Si parla di disonformazione. Ma la disinformazione non è solo incapacità dei giornalisti di dare notizie corrette. Spesso, e in Italia soprattutto, la disinformazione è organizzata.
Vi voglio presentare un personaggio che è diventato il nuovo direttore del Tg1, il primo telegiornale italiano per ascolti. Ebbene, innanzitutto per costui verso la metà degli anni novanta, fu coniato un neologismo: minzolinismo. Il minzolinismo è una «forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte». Il giorno dopo la creazione del Pdl, egli è riuscito a partorire un editoriale su La Stampa dove ripeteva per circa una dozzina di volte la parola ‘Libertà’. Un altro esempio tratto da un suo articolo: «Indossa un maglione blu e ha il piglio deciso del direttore dei lavori, del comandante dei pompieri, del capo militare, ma anche la comprensione del prete. Silvio Berlusconi nelle emergenze si esalta. La sua attitudine è la politica del fare».
Ecco, questo è il nuovo direttore del Tg1, quando lo ascolterete, non fidatevi.
Ma anche i nostri quotidiani sono parecchio simpatici. Prendiamo una notizia, un fatto, le motivazioni della condanna Mills: Mills “ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data, dall’altro ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico“. Ecco, questa è un fatto, non è possibile affermare che non sia accaduto. Ecco l’evoluzione dei titoli de “Il Giornale” sulla notizia:
I Magistrati all’attacco di Berlusconi: “L’avvocato Mills fu corrotto da lui”;
Milano, toghe all’attacco di Berlusconi: “Il legale Mills fu corrotto dal premier”. (qui appare il termine toghe, che fa perfido);
Milano, toghe all’attacco di Berlusconi: “Mills menti per garantirgli l’impunità” (sparisce la parola corruzione);
Caso Mills, le toghe contro il premier: “Riferiro in parlamento” (qui sparisce proprio un pezzo di notizia);
Caso Mills, magistrati contro il premier. Berlusconi: “Una sentenza scandalosa”.
Ecco, questo è un esempio di informazione in Italia. Io capisco che i giornalisti de “Il Giornale” si arrabbino quando si fa loro notare che non sembrano poi cosi’ indipendenti, pero’ bisognerebbe anche cercare di mantenere un minimo di dignità.
Passiamo ora al G8 University Summit di Torino, leggero’ la rassegna stampa e poi la lascero’ commentare ai ragazzi di Studenti Indipendenti.
Ringrazio Simona, Stefano e Lupo che sono venuti a vedermi!
P.S. scusate gli accenti-apostrofo, tuttavia oggi ho la tastiera francese.
Giuseppe Masciari è un imprenditore edile calabrese, nato a Catanzaro nel 1959, sottoposto a programma speciale di protezione dal 18 ottobre 1997, insieme a sua moglie (medico odontoiatra) e ai loro due bambini.
Pino ha denunciato la ‘ndrangheta e le sue collusioni con il mondo della politica.
La criminalità organizzata ha distrutto le sue imprese di costruzioni edili, bloccandone le attività sia nelle opere pubbliche che nel settore privato, rallentando le pratiche nella pubblica amministrazione dove essa è infiltrata, intralciando i rapporti con le banche con cui operava. Tutto ciò dal giorno in cui ha detto basta alle pressioni mafiose dei politici ed al racket della ‘ndrangheta.
Una emozione irripetibile. Un uomo che è in grado da solo, con la sua forza di illuminare le flebili speranze anche di chi non crede più che l’Italia possa cambiare. Dopo averlo seguito un po’ onestamente credo che passi in secondo piano se esista o meno la concreta possibilità di ristabilire lo stato di diritto in questa nostra italietta.
Si può
si può
si può, siamo liberi come l’aria
si può
si può, siamo noi che facciam la storia
si può.
Si può, io mi vesto come mi pare
si può, sono libero di creare
si può, son padrone del mio destino
si può, posso mettermi un orecchino.
Si può, fare critiche dall’esterno
si può, sputtanare tutto il governo
si può, non far uso dei congiuntivi
si può, siamo liberi e trasgressivi.
Basta uno spunto qualunque
e la nostra fantasia non ha confini
basta un pennello, un colore
e noi siamo pronti
a perpetuare la creatività dei popoli latini.
Si può, fare i giovani a sessant’anni
si può, regalare i blue-jeans ai nonni
si può, in ignobili trasmissioni
si può, schiaffeggiarsi come coglioni.
Si può, far politica coi fumetti
si può, divertirsi con Andreotti
si può, con la satira che straripa
si può, fare il verso persino al papa.
Con quella vena di razza italiana
che è vivace e battagliera
è naturale che poi siamo noi
che possiam cambiar tutto
a patto che si lasci tutto come era.
Si può, siamo liberi come l’aria, si può
si può, siamo noi che facciam la storia, si può
libertà, libertà, libertà, libertà obbligatoria.
Sono assai cambiato, sono così spregiudicato
sono infedele, sono matto, posso far tutto.
Viene la paura di una vertigine totale,
viene la voglia un po’ anormale di inventare una morale
utopia, utopia, utopia-pia-pia.
Si può, ignorare gli intellettuali
si può, fare il tifo per gli animali
si può, far la guerra per scopi giusti
si può, siamo autentici pacifisti.
Per ogni assillo, rovello sociale, sembra che la gente goda
tutti che dicono la loro, facciamo un bel coro
di opinioni fino a quando il fatto non è più di moda.
Si può, rovesciare la notte e il giorno
si può, eccitarsi con un film porno
si può, patteggiare sulla galera
si può, ricantare “Faccetta nera”.
Si può, trasgredire qualsiasi mito
si può, invaghirsi di un travestito
si può, consultarsi con una strega
si può, farsi ognuno una bella lega.
In questa tua libertà illimitata
di espressione e di parola
l’unica rivoluzione che noi abbiamo fatto
ha un difetto:
è la rivoluzione della Coca-Cola.
Si può, siamo liberi come l’aria, si può
si può, siamo noi che facciam la storia, si può.
[parlato] Ma come? Con tutte le libertà che avete, volete anche la
libertà di pensare?
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.
Enrico Berlinguer, «La Repubblica», 28 luglio 1981
È di attualità la discussione sui nuovi vertici Rai.I precedenti furono definiti nel maggio 2005. All’epoca il designato da Fassino per i Ds fu Carlo Rognoni. Franceschini e il Pd hanno deciso di rilevarlo per Giorgio Van Straten.
Non voglio discuisire sui meriti e sulle colpe di Rognoni che hanno portato alla sua sostituzione, ma mi piace vedere la motivazione che stranamente è venuta fuori con una naturalezza che fa anche rabbrividire.
La sostituzione è infatti avvenuta perché facente parte delle ultime volontà di Veltroni prima di lasciare la Segreteria del Pd. Ma che motivazione è? Rognoni è uno di quelli che ha difeso Santoro, Travaglio e Gabanelli. È altresì vero che difende anche Riotta, cosa deprecabile. Uno di quelli che l’unica battaglia degna di un senso in Rai sia quella per una nuova legge sul sistema televisivo.
Ne parla in questo libro che devo procurarmi: Rai, addio – Memorie di un ex consigliere. Rognoni è stato anche deputato col Pds e i Ds, possibile che si sia accorto così tardi della necessità di una battaglia in questo campo? E se accortosi per tempo di questo bisogno, come mai non è stato ascoltato dai vertici del suo partito? Forse una ragione può essere che al Pd in fondo va tutto bene così?
In questi giorni si parla molto delle future nomine dei vertici Rai da parte dei soliti partiti che si scontrano su nomi che a volte è perfino difficile riconoscere, altrimenti ci si mette a ridere.
Insomma, un clima delicato, dove si vede un cattivissimo Riotta che si scaglia con violenza contro un professore che ha avuto l’ardire di contraddirlo. Che muscoli, quanta potenza.
E poi arrivano loro. Eroi che con le armi del giornalismo squarciano senza troppe parole e senza guardare in viso nessuno quel velo di ipocrisia che si chiama italianismo.
La professionale associazione ad informare si mette l’elmetto e spara tre cartucce in rapida sequenza.
Modulazione di frequenze (di Bernardo Iovene) – Frequenze televisive. Il conflitto di interessi di Berlusconi. I governi di centro-sinistra compiacenti. Tutto sulla vicenda che fa dell’Italia un paese anomalo.
L’emendamento (di Luca Chianca) – Mini inchiesta sul reato di autoriciclaggio (con intervista e interventi di Luigi Li Gotti, senzatore IdV)
L’onda giusta (di Giuliano Marrucci) – Servizio sui giovani dell’onda (guerriglieri) di Triste che propongono ripetizioni a due euro l’ora ai propri colleghi in difficoltà a causa degli scarsi mezzi delle scuole e dei professori.
E la prossima puntata si focalizzerà sui danni del nucleare nei paesi europei. E si parla di disastri ambientali non indifferenti.
E’ accaduto in Brasile e lo ha reso noto la BBC. E’ il caso di una bambina di nove anni, abusata per anni dal patrigno, incinta di due gemelli. La legge brasiliana ammette l’aborto in caso di stupro e di rischio per la madre: secondo i medici, entrambe le casistiche erano in gioco. L’interruzione di gravidanza è stata portata a termine mercoledì. L’arcivescovo di Olinda e Recife, Jose Cardoso Sobrinho, ribadendo che la legge di Dio è superiore a ogni legge umana, ha immediatamente scomunicato la madre della bambina e i medici. La bambina non è stata scomunicata solo perché troppo piccola.
da UAAR.it
Come al solito il clero non perde occasione di insegnarci la tolleranza e la moderatezza. Questo è un argomento che convincerà altre persone a salutare con la manina la religione cattolica.
Ovviamente quando si parla di elezioni regionali si parla molto dei risultati dei due contendenti, nello specifico di Renato Soru (Governatore uscente, appoggiato da Pd, Idv e altri partiti di centrosinistra) contro Ugo Cappellacci (PdL, UdC e altri di centro-destra).
Alla fine degli scrutini il risultato è questo:
Ugo Cappellacci: 51,90% (457.676)
Renato Soru: 42,89%% (378.246)
Ma le proporzioni della debacle della coalizione di centro-sinistra la si può cogliere solo leggendo i dati relativi ai consensi per i singoli partiti.
Come si può notare, Cappellacci ha preso meno voti della sua coalizione (si chiama voto disgiunto), a dimostrazioneche la coalizione era predominante rispetto alla personalità di Cappellacci. Per intenderci, Berlusconi ha giocato un ruolo fondamentale nella vittoria del centro-destra.
Di segno inverso invece il trend nel censtro-sinistra. Soru ha preso più voti della sua coalizione, ancora una volta a testimonianza che a sinistra si guarda in modo disilluso verso i partiti.
Water Veltroni ha inoltre presentato le sue dimissioni irrevocabili da Segretario Nazionale del Pd. In Italia stiamo assistendo ad un inedito monopolarismo di fatto, se così si può chiamare, con uno strapotere dei partiti governativi senza precedenti. Se poi pensiamo che il PdL cerca di suggerire al Pd il nuovo segretario e la strategia da assumere per le coalizioni (fuori IdV subito), allora vediamo che la situazione è veramente bizzarra. Io onestamente non so se il Pd si gioverebbe dalla lontananza da IdV (non credo, anzi), ma se succedesse sarebbe il primo caso in cui una coalizione sceglie i suoi avversari.
Mi chiedo se sia possibile che una persona non indagata si ritrovi di punto in bianca sulle prime pagine di tutti i giornali italiani. Questo non è giusto, non è giusto in primo luogo perché siamo in Italia, dove c’è una costituzione che su questi argomenti è precisa, almeno per chi la vuole seguire. In secondo luogo perché non può esistere che il Presidente del Consiglio si svegli una mattina e faccia il primo nome che gli passa per la testa per riempirlo di fango tramite il fuoco incrociato dei suoi media. A ben pensarci quello di Genchi non è esattamente il primo nome a cui ha pensato, ma ne parlo dopo.
Torniamo a Berlusconi, quel Berlusconi che si è sempre lamentato dei Magistrati che si comportano da pirati e degli avversari politici che accusa di giustizialismo. Ed eccolo lì, oggi, a sparare a zero su una persona solo perché ne ha bisogno per far passare una sua legge. Gli serve un pretesto e prende Genchi, che non è esattamente una vittima a caso, è quel tecnico che ha scoperto tante cose sugli omicidi di Falcone e altri. Insomma, giacché mi serve una vittima, per lo meno ammazzo qualcuno che mi sta antipatico.
Se ci pensate è sempre stato così, ogni volta che c’è una legge inutile ai più da far approvare, il Presidente comincia a fare fumo e tirare fango in giro, così mentre si spengono gli incendi e ci si pulisce dalla melma, la sua maggioranza vota nella confusione più generale. Ovviamente questo modo di fare crea assuefazione, e infatti alza sempre di più il tiro, questa volta addirittura mette in mezzo la carriera e la rispettabilità di una persona, tanto nel paese dei reality si passerà più tempo a parlare di quel paffuto perito piuttosto dei sistemi democratici a rischio.