Il Blog del Gillo

Integralismo ed estremismo democratico

Il politico o la politica, questo è il problema

PREMESSA: Sono le 7 del mattino, alle 10 mi aspetta un enduro di circa 10 ore di corsa al buio, non sono ancora andato a dormire perché ho discusso ore con un mio amico di un’altra amica in difficoltà e pessime compagnie frequentate, quindi quanto leggerete potrebbe apparire come il risultato di una attenta miscela di psicofarmaci e altre robe sintetiche. In realtà è proprio ciò che mi passa per la testa in questo momento.

Dove dimora il problema di questi ultimi anni italiani, dominati dal malcontento diffuso e da una voglia di cambiamento radicale che si respira un po’ ovunque? Siamo sicuri che il problema sia proprio dei politici di scarso valore che albergano da tempo immemore nella aule del Parlamento? E se il problema fosse strutturale? Voglio dire, se il problema non fosse la politica, ma la politica della politica, ovvero come si fa politica? Certo, il politico ha sempre le sue colpe. Nel piccolo, dato il problema P, se una persona ha una soluzione A e un’altra persona ha una soluzione B, dopo una discussione di un certo tempo T, si dovrebbe arrivare alla conclusione che A o B è la migliore soluzione per affrontare P. Al più, si permette che esista una nuova soluzione C, partorita dai due individui che discutono tale che C = A # B, dove # è l’operazione di integrazione delle due idee. E invece no, abbiamo sempre questi politici che hanno sempre le stesse idee anche dopo la discussione. Ma allora cosa serve discutere se tanto non si trovano soluzioni? E quindi si potrebbe pensare che il nocciolo della questione non sia veramente nei politici (di per sé colpevoli), bensì nel modo in cui si fa politica. Il politico moderno passa la sua vita tra il Parlamento e i salottini della Tv (a volte passa anche parecchio tempo in Tribunale), a fare propaganda. Il modello di confronto tra le parti è la propaganda. Non si parla di contenuti di A e B, ma si controlla quale sia il loro consenso riscontrato tra la gente. Insomma, un modo perfetto per non fare brutta figura e trovare sempre la soluzione più simpatica, non per forza quella migliore. Se davvero la malattia della politica è del secondo tipo, ovvero dipendente dal cattivo metodo di fare politica, si deve aspettare che un nutrito gruppo di buoni politici autoriformi la politica. Ma se si riuscissero a partorire buoni politici, allora il modo di fare politica non sarebbe sbagliato. Quindi per avere un buon metodo di fare politica, servono buoni politici che sono figli del buon modo di fare politica.

Qualcuno salvi la mia testa o mi dia una soluzione al mio personalissimo dilemma: dove e come si rompe il cerchio?

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October 7th, 2007 Posted by Gyles | Politica | 4 comments