Oggetto: ricusazione del giudice Gandus da parte dei legali di Silvio Belrusconi.
Esito: ricusazione respinta, i legali dell’imputato ricorreranno in cassazione.
Dalle motivazioni:
“Non si vuol davvero credere che a tutt’oggi un giudice, ufficialmente e pubblicamente collocabile in una certa area ideologico-politica, non possa serenamente e correttamente affrontare un processo in cui sia imputato un esponente politico di parte avversa”.
“la dottoressa Gandus non ha mai menzionato direttamente l’onorevole Berlusconi, ma si è limitata a criticare, anche fortemente, una politica legislativa, specie in tema di giustizia, approvata dal Parlamento negli anni 2001-2006″.
Ormai funziona così. Quando qualcosa non ci piace, la buttiamo in politica. Lo chiamerei il modello Berlusconi, anche se temo che sia un modello al quale un po’ tutti hanno contribuito. Lo smantellamento delle figure terze, ovvero gli arbitri riconosciuti da tutti come imparziali, è l’inizio della deriva, adesso tali figure sono state sostituite da gerarchie lottizzate , un po’ di qua e un po’ di là. I giornalisti indipendenti, ad esempio, oggigiorno sono rarissimi e vengono di solito spernacchiati, il resto del panorama giornalistico ci propone professionisti organici ai partiti, addirittura militanti e onorevoli. Fortunatamente i giudici si salvano da questo tipo di logica perché vengono assunti tramite un concorso libero a tutti, quindi possono partecipare tutti e sono esenti dalla lottizzazione. Il fatto che il premier italiano abbia anche solo sospettato di un giudice perché di un’area socio-politica diversa, è una cosa che mi riempie di tristezza. Berlusconi è un uomo triste, mi infonde una profondissima tristezza. Ovviamente possono esistere dei giudici politicizzati, ma sono l’eccezione, non certo la regola. La regola è che quando qualcosa non ci piace la si butta in politica, cosicché si ragioni per logiche differenti da quelle dell’ambito e del contesto reale.
July 17th, 2008
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Eccomi qua, posto un po’ in ritardo perché come al solito i giornali e i politici si accorgono due giorni dopo delle cose che succedono in modo spontaneo in Italia e che non sono state progettate dai partiti.
Vediamo se riesco a ricordarmi tutti gli interventi e anche l’ordine.
Paolo Flores d’Arcais
Andrea Camilleri
Pancho Pardi
Antonio Di Pietro
Beppe Grillo: parte1 - parte2
Marco Travaglio
Sabina Guzzanti: parte1 - parte2
Laura Belli
Ascanio Celestini
Lidia Ravera
Moni Ovadia
Rita Borsellino
Furio Colombo
Sono sicuro che manchi qualcuno. Segnalatemi i link agli interventi se li trovate e segnalatemi le lacune tra gli inteventi.
Il giorno dopo iniziano le polemiche. Onestamente ce le aspettavamo un po’ tutti, quindi non me ne preoccupo più di tanto. Tra i vari articoli polemici uno tra gli altri mi ha colpito e ferito.
Donne del Pd contro la Guzzanti: “Misogina”
ROMA - Tra Sabina Guzzanti e Mara Carfagna, le donne del Pd buttano giù dalla torre la prima e salvano la seconda: i toni “maschilisti” usati ieri dall’attrice in piazza Navona hanno infatti suscitato la solidarietà femminile, al di là delle contrapposizioni politiche. Con l’eccezione di Rosy Bindi, che spezza una lancia in favore della Guzzanti. “Quello della Guzzanti è un attacco misogino”, dice Anna Paola Concia, che in passato ha criticato il ministro Carfagna, per esempio quando negò il patrocinio al Gay Pride. “Non è un modo per contrastare politicamente un ministro - dice la deputata del Pd - che io invece ho contrastato e contrasterò, anche duramente, sul piano esclusivamente politico”. L’ulivista Marina Magistrelli, che è andata alla manifestazione e che l’ha lasciata al momento dell’intervento della Guzzanti, esprime “solidarietà al ministro Carfagna”. “Di qualsiasi colpa si fosse macchiata la ministra, e si deve pure dimostrare, una piazzata del genere non si fa neanche al peggior nemico. Sono stupefatta: se fosse stato un uomo l’oggetto delle critiche, non si sarebbe fatto ricorso ad argomentazioni personali o sessuali”. La teodem Paola Binetti non ha dubbi: “Carfagna batte Guzzanti per 10 a 0″. “Se anche Carfagna - spiega - fosse diventata ministro per la sua bellezza, come sostiene Guzzanti, la sua discrezione, il suo riserbo e l’eleganza dimostrata in questi giorni, le hanno fatto guadagnare i galloni sul campo. La Guzzanti, al contrario, con i suoi insulti e volgarità, non si é nemmeno resa conto che ha messo in imbarazzo le numerose famiglie presenti nella piazza. Si lamenta che non va in tv da anni? Che ne restasse fuori per altri dieci”. Sesa Amici, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali è “dispiaciuta” per Mara Carfagna, che ha conosciuto nella scorsa legislatura proprio sui banchi della commissione: “Al di là dell’aspetto maschilista delle parole di Guzzanti - dice la deputata del Pd - il suo intervento è stato denigratorio della persona. Conosce la Carfagna? Come fa a dare quei giudizi, indotti esternamente da pettegolezzi, se non la conosce? Non è satira, è mancanza di rispetto per la persona, senza il quale non ci può essere critica ma, appunto, denigrazione”. Rosy Bindi, vicepresidente della Camera, la pensa diversamente: “Non si può parlare di attacco misogino. Non è bello che una donna attacchi un’altra donna. Ma, se è per questo, è molto meno bello che si concepisca la politica e il potere nel modo in cui ha fatto Carfagna. Guzzanti ha criticato questo aspetto e quindi la assolvo, anche se prendo le distanze dalle offese”.
Quando le donne iniziano a difendere le donne che fanno cariera grazie al proprio corpo e prendono le distanze da chi invece vuole la parità sociale, allora significa che di strada da fare ce n’è ancora tanta, ma proprio tanta.
July 10th, 2008
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Arrivo in ritardo con questa notizia, ma ammetto di aver goduto abbastanza durante l’assimilazione.

Il gip di Milano Clementina Forleo è stata assolta dalla sezione disciplinare del Csm dall’accusa di aver violato i suoi doveri per i contenuti dell’ordinanza con la quale, nel luglio del 2007, chiese alle Camere l’autorizzazione all’uso di intercettazioni che riguardavano alcuni parlamentari nell’ambito della vicenda Unipol.
Non che io avessi particolari subbi su questa vicenda, ma devo ammettere che in alcuni passaggi ho temuto al peggio. Onestamente non ho i mezzi per giudicare nel merito se Forleo ha seguito per benino tutte le prassi dovute… però HO LETTO quelle intercettazioni e sono sicuro che dovrebbero essere utilizzate in un Tribunale per capire la verità che sta dietro a quei dialoghi un po’ troppo accondiscendenti verso atti illeciti, come se fossero cosa normale con la quale rapportarsi.
July 3rd, 2008
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Bisogna metterselo in testa, il paese non arriva a fine mese. Ma che cifre sono? Ma è normale? Io quando esco non prendo più di una birra che mi sembra di sprecare i soldi…

June 19th, 2008
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Di questi tempi l’argomento del giorno è ormai l’astiosa vicenda delle intercettazioni.
Il Consiglio dei Ministri, nella persona del Presidente Berlusconi, ha annunciato un giro di vite sulle intercettazioni, a loro dire inutili e costose, limitandole ai soli casi di mafia e terrorismo, che fortunatamente vengono ancora salvate dalle liste dei reati che di solito vengono annessi ad ogni indulto o depenalizzazione (per ora).
Il fatto che costino parecchio può fare presa, ma è un aspetto veramente di poco conto (e anche contestabile) se si pensa a tutti quei reati e a quei criminali che mai saranno scoperti. Già che ci siamo aboliamo i Carabinieri e la Polizia e la Magistratura tutta per risparmiare. Io sono dell’idea che la lotta alla delinquenza non abbia prezzo.
L’assicurazione che i reati mafiosi e terroristici saranno comunque combattuti con le intercettazioni, mi fa nascere spontanea una domanda: come si fa a sapere prima se un reato è di mafia se non posso intercettare?
La risposta è semplice, non si può. Non si può conoscere prima la matrice di un reato se non si indaga prima. Al più si conosce che l’indagato è un mafioso già affermato e quindi controllarlo in quanto a rischio mafia. E questo genera un paio di considerazioni:
- non si possono intercettare persone che non siano già mafiosi affermati (perché siamo garantisti e non possiamo certo insinuare che qualcuno sia mafioso o un terrorista intercettandolo), dando comunque per scontato che tutti i reati commettibili da un mafioso siano a loro volta reati mafiosi (anche se parcheggia in sosta vietata);
- non si possono scoprire nuovi mafiosi e nuovi terroristi, in quanto non li si possono considerare mafiosi a priori;
- se si intercetta qualcuno che si è sicuri stia commettendo un reato mafioso o terroristico e poi si scoprono tramite intercettazioni altri reati di altra matrice, bisogna cestinare tutto perché i reati non prevedono l’uso di intercettazioni. Anche se le intercettazioni sono già state fatte e pagate. Alla faccia del risparmio.
Speriamo che tutto questo sia un fasciarsi la testa prima di rompersela, in quanto il disegno di legge deve ancora essere presentato, ma visti i protagonisti, c’é tutt’altro che da rimanere sereni.
June 11th, 2008
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Sabato sera, verso le 22.30. Sono stanco, non ho molta voglia di uscire a meno che qualcuno non mi inviti con le parole giuste a fare qualcosa di divertente. A volte è così, si è svogliati e tanto basta per “bruciarsi” un Sabato sera.
Fortunatamente una signora tunisina che non conosco decide ad un certo punto di farmi pervenire una sua dichiarazione-invito sullo schermo.
E io leggo.
«Non c’è un film che faccia vedere una cosa positiva italiana» mi dice la bella signora, «è giusto che si facciano film come Gomorra e Il Divo, che sono critici ma fanno vedere la nostra realtà. Però vorrei che i nostri panni sporchi si lavassero in casa» - prosegue ella - “vogliono sempre farci vedere come delinquenti, incapaci, immondizia appena abbiamo qualcosa che non va la stampa estera si diverte, e a me non mi va” - insiste ancora la graziosa signora - «è un film che parla di Andreotti, ma Andreotti chi lo conosce all’estero? Noi così gli diamo altre possibilità di criticarci. Gli diciamo: ‘avanti dateci addosso’. Non mi piace, non mi sta bene, non sono contenta».
Lei esternò in siffatta maniera e io tradussi: «Veramente Gillo, è imperdibile». Allorché mi desto, contatto Beppazzo e Luke e partiamo verso il cinema con le parole dell’adunata di Afef nella mente.
Fare una recensione di questo film è veramente ardua, per diversi motivi. Innanzitutto perché il film era bello, il che rende più difficile una recensione che in caso di film-flop è molto più divertente da scrivere e da pensare. Però io sono l’eletto di Afef e non posso esimermi dal tentare.
Il film parla di una parte precisa della vita di Andreotti, e più precisamente l’arco temporale trattato è un intorno del VII Governo Andreotti. Nel film si cerca di mentenere un tono “leggero” per non rendere il film troppo pesante e mantenerlo vivo anche per un pubblico non informato sulla vita del Senatore.
Si parla della malattia, del bacio con Riina, del processo, alla sfumata Presidenza della Repubblica e il successivo “accomodamento” a Senatore a vita nominato da Cossiga.
Il film non è niente di assolutamente cattivo e impresentabile, come detto è assolutamente “light” e lo si può guardare senza indignarsi.
Infine, voglio dedicare dei versi alla mia musa ispiratrice, Afef, senza la quale mai sarei uscito Sabato sera e che quindi mi ha salvato dall’oblio.
Autentico e amichevole di Gillo
Commessa
una autentica
stabile
ed amichevole
disponibilità
fino alla primavera
del 1980
poi dimenticata.
June 2nd, 2008
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È molto tardi. Cercavo notizie per scrivere un post sulla “banda dei quattro“, come l’ha definita Dagospia. E quindi sono andato proprio lì, sul sito di Dagospia. Ebbene, sono riuscito a trovare una notizia ancora più divertente. Molto meno interessante e, secondo me, molto meno importante. Tuttavia mi ha lasciato una sensazione strana, quasi di leggerezza, insomma, mi sono fatto due belle risate, il che non è certo nocivo.
VS 
Andiamo con ordine. Filippo Facci critica su “Il Riformista” il fatto che il Ministero delle Pari Opportunità sia stato assegnato a Maria Rosaria Carfagna.
Riporto il passo saliente dell’articolo di Facci, ovvero il finale.
«Infine la Carfagna. Cioè: proprio alle Pari opportunità dovevano metterla, lei che è diventata il simbolo di pari opportunità che non sono pari, anzitutto, e che in secondo luogo paiono offerte meno alle donne e più alle femmine in quanto tali. Maria Rosaria Carfagna (nome corretto) è ufficialmente bella e punto. Potrebbe anche essere un genio, una mente: ma il curriculum è oggettivamente imbarazzante e c’è qualcosa di giusto nel fatto che appaia ultima negli indici di gradimento.
«Non ci racconteremo che un ministro, circa un determinato tema, dovrebbe essere il massimo competente possibile: ma vorremmo poter continuare a raccontarlo ai nostri scolari, per dire. La biografia del neo-ministro, completa e agiografica, è uscita solo su Chi. Ci sono le testimonianze di Davide Mengacci, Fabrizio Frizzi e Lele Mora. C’è anche una foto di Giancarlo Magalli, con cui lei, sino a due anni fa, ha lavorato al programma Piazza Grande. Ora è ministro. Lei, non Magalli. Oggigiorno occorre specificarlo».
Ovviamente il Ministro può essere d’accordo? Del resto è Ministro! Mica fuffole! Risposta di Carfagna con lettera allo stesso giornale:
«Caro Direttore,
Filippo Facci è uno dei giornalisti che preferisco. I suoi scritti accompagnano di solito la mia prima colazione, che uso fare all’insegna della leggerezza. Credo abbia ragione quando dice che oggi la politica lascia poco spazio alle qualità delle persone, ma ritengo che qualche errore lo commetta quando giudica senza conoscere. Le pari opportunità devono infatti essere garantite a tutti, anche al ministro che deve difenderle.
Non comprendo, infatti, perché del mio curriculum Facci conosca soltanto le conduzioni televisive e non gli studi, le passioni artistiche e l’approfondimento musicale. Temo che negli anni passati mentre io suonavo la “Patetica” di Beethoven al Conservatorio, danzavo nel “Lago dei Cigni” di Cajkovskij, gareggiavo agonisticamente nel nuoto stile libero, divoravo la letteratura francese dell’Ottocento e mi laureavo a pieni voti lui fosse fisso con lo sguardo sullo schermo di Piazza Grande a guardare le mie scollature. Non avrei mai immaginato che un uomo intelligente come lui fosse caduto così in basso fermandosi all’apparenza.»
Un respiro, un altro, poi rileggete le frasi di questa lettera che mi sono premunito di grassettare. Molto bene. Potete smettere di ridere. Esatto, argomenti decisivi di conoscenza.
La Carfagna quindi ci tramanda le caratteristiche del perfetto politico o, quantomeno, del perfetto Ministro delle Pari Opportunità o, quantomeno, donna.
- leggere un giornale con Facci;
- saper suonare;
- saper danzare;
- saper nuotare;
- saper leggere;
e, soprattutto da non dimenticare:
- fare colazione all’insegna della leggerezza
Sapete fare queste cose? Complimenti! Potresti essere il nuovo Ministro delle Pari Opportunità della Repubblica Italiana.
Infine riporto anche la controreplica di Facci, solo per dovere di qualcosa, non certo di cronaca.
«Spettabile ministro,
Spero mi perdonerà se il Suo passato da nuotatrice e da ballerina non mi fanno riconsiderare in toto il Suo curriculum. A parte tutto: io non ho un’opinione di Lei poco elevata, è delle istituzioni che ce l’ho altissima. Il Parlamento è anche un luogo formale dove le apparenze (altre apparenze) vanno salvate: tra Piazza Grande e Piazza Montecitorio forse si poteva interporre un lasso di decompressione maggiore. Spero vivamente che Ella, al Ministero, possa fare un lavoro ottimo, il che non ho mai escluso: penso tuttavia che le pari opportunità non solo debbano essere garantite a tutti, ma ossequiandosi anche a percorsi più riconoscibili e meno casuali.»
Amen.
May 17th, 2008
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Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

Marco Travaglio Sabato sera a “Che tempo che fa” ha riportato in Tv alcune cose scritte nel libro di Lirio Abbate e Peter Gomez “I Complici”. Cose riguardanti il passato del Presidente del Senato Renato Schifani. Più precisamente che Schifani in passato ha avuto come soci nella Siculabrokers due mafiosi.
Apriti Cielo.
Le ho sentite veramente tutte. A Matrix Facci sostiene che Travaglio è da censurare non per quello che dice, ma perché fa passare fatti vecchi come «primizie». Come se quello che è successo ieri non sia indicativo per capire cosa succede oggi. Un po’ una prescrizione dei fatti.
Ancora a Matrix Gasparri, convinto che Barbacetto (coautore con Travaglio di diversi libri) fosse contro il 41bis (carcere duro per i mafiosi) si è preparato a casa un pezzettino di due righe di provocazione dove sosteneva che Barbacetto fosse mafioso come Riina visto che anche Riina è contro il 41bis. Peccato che Barbacetto continui ad essere favorevole al 41bis. Ma Gasparri ha faticato molto per farsi questo pezzettino di due righe e non vuole sentire ragioni e il siparietto si è svolto più o meno così:
Gasparri: «Non vuoi il 41bis come Riina, sei un mafioso come lui»
Barbacetto: «Io sono favorevolissimo al 41bis, ma così non funziona»
Gasparri: «Non è vero, sei contro, e quindi sei un mafioso come Riina»
Povero Gasparri, lui si prepara il pezzo e Barbacetto si ostina a non stare al copione che lui si è scritto a casa. Tadaaaah Taaaaadahhh. Hai visto Bbbbrù?
Fazio si è scusato, non so il perché, lui può invitare chi vuole suppongo, chi parla si prende le sue responsabilità no? Invece no, uno parla male, visto che lui era vicino, meglio scusarsi o la temibile ombra di Travaglio potrebbe anche avere ripercussioni per il Fazio. Fazio non ha responsabilità, ma meglio strisciare per far capire che aria tira.
Ancora Gasparri mi sovviene. Gasparri sostiene che gli elettori di destra non vogliano la cacciata di Travaglio perché porta voti a Berlusconi. Ma cosa frega a Travaglio di dove finiscono i voti quando lui parla? Lui è un giornalista. Anche Gasparri in effetti.
Io personalmente sono tranquillo e mi fido della buona fede e della limpidezza di Schifani dopo che ha esternato e argomentato con precisione assoluta i suoi rapporti passati. La frase che ha usato non lascia spazio a dubbi: «No comment». Abile oratore, cade ogni dubbio.
Ovviamente il punto, per chi ha due rotelle in testa, non è chi ha parlato (se parla Travaglio sbaglia a prescindere), come ha parlato (pungente come al solito), se è giusto o sbagliato che Schifani stia lì come seconda carica dello stato (chi siamo noi per dare giudizi morali?), o se sia giusto tirare fuori cose vecchie di venti anni (la prescrizione dei fatti a cui accennavo). La vera domanda è: è vero o non è vero che Schifani ha avuto rapporti con mafiosi?
«No comment», «con un sorriso».
May 14th, 2008
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(09 maggio 2008) - fonte: Il Giornale.it
Milano - Milano non ha più quel suo «rissoso, carissimo, irascibile» assessore.
Il sindaco Letizia Moratti ha ritirato le deleghe a Vittorio Sgarbi.
Licenziato proprio nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno.
La Cultura avrà presto un nuovo timoniere. Forse il professor Stefano Zecchi o il presidente della Triennale Davide Rampello.
«Mancanza di rispetto per la giunta comunale, mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini rappresentati nel suo ruolo di assessore e quindi rottura del rapporto di fiducia con il sindaco e con i colleghi assessori», la motivazione ufficiale che suona come una sentenza di condanna irrevocabile per quello che fin dal primo giorno è stato il vero pupillo della Moratti.
Perdonato, perdonato e perdonato ancora nelle sue innumerevoli marachelle.
Nelle sue uscite balzane, nei suo attacchi ai colleghi, nella sua continua ricerca di qualche oscenità da mettere in mostra.
In sintesi nel suo essere Sgarbi. Come l’estate scorsa, quando pose il papa Ratzinger in tanga e calze autoreggenti scolpito da un giovane artista al centro della mostra su arte e omosessualità.
Rassegna più volgare che trasgressiva, bloccata dalla Moratti subito dopo la vernice.
A far traboccare la pazienza, le due ultime perle infilate dal più imprevedibile e allo stesso tempo prevedibile degli assessori.
A essergli fatale ancora una volta il mondo gay.
La rassegna teatrale sull’omosessualità è fatta votare alla giunta sotto il titolo Amori possibili. Una bravata.
E anche raccontata con sfrontatezza ai giornali.
Una «presa in giro» che sindaco e assessori non hanno proprio mandato giù. Così come le urla di giovedì scorso ad Anno zero di Michele Santoro.
May 9th, 2008
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Ho appena finito di vedere la puntata dell’unica trasmissione che abbia parlato un minimo dei contenuti del V2-Day di Torino. Mi ritrovo in Tv un po’ di gente, tra cui Vittorio Sgarbi.

Su Vittorio Sgarbi aleggia una antica leggenda, la stessa che riguarda Giuliano Ferrara, ovvero pare-dicono-suppongono-dannoperscontato che siano addirittura intelligenti.
Forse una volta uno come Sgarbi era in grado di far arrabbiare il suo interlocutore distruggendogli sistematicamente nei contenuti tutto ciò che diceva. Ma non certo oggi. Oggi egli si ritrova ad essere una persona con la mente offuscata da idee di parte e assolutamente non difendibili dal punto di vista della logica.
Il suo scontro con Marco Travaglio di stasera ne è stata l’ennesima prova. Non in grado di difendersi dal punto di vista dialettico e tantomeno nei contenuti, il fenomeno di Ferrara (la città, non il giornalista-provincia) ha iniziato ad insultarlo e ad urlare. Domanda Travaglio: «Ma non c’è la neurodeliri?». E l’opinionista de “La pupa e il secchione” giù ad argomentare saggiamente «Faccia di tonto» «Sei un farabutto che fa disinformazione» e altre cose veramente divertenti e soprattutto sagge e ponderate.
Memorabile le scenette in cui Travaglio non riesce a finire la frase «Biagi è stato cacciato dalla Rai» e «anche “Il Giornale” prende i contributi pubblici all’editoria» a causa delle continue interruzioni del (L|V)ittorio che si prodigava in una disperata e passionevole negazione di tutto. Infine Santoro: «Mi dicono dalla regia che “Il Giornale” prende un milione e rotti euro di contributi».
Non credo che Vittorio Sgarbi sia più in grado, in queste condizioni, di prender parte ad alcunché che preveda una discussione. Crede di essere l’unico a sapere cosa dire e cosa pensare, ha un palese complesso di superiorità mal accompagnato dalle capacità.
May 1st, 2008
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