Sabato sera, verso le 22.30. Sono stanco, non ho molta voglia di uscire a meno che qualcuno non mi inviti con le parole giuste a fare qualcosa di divertente. A volte è così, si è svogliati e tanto basta per “bruciarsi” un Sabato sera.
Fortunatamente una signora tunisina che non conosco decide ad un certo punto di farmi pervenire una sua dichiarazione-invito sullo schermo.
E io leggo.
«Non c’è un film che faccia vedere una cosa positiva italiana» mi dice la bella signora, «è giusto che si facciano film come Gomorra e Il Divo, che sono critici ma fanno vedere la nostra realtà. Però vorrei che i nostri panni sporchi si lavassero in casa» - prosegue ella - “vogliono sempre farci vedere come delinquenti, incapaci, immondizia appena abbiamo qualcosa che non va la stampa estera si diverte, e a me non mi va” - insiste ancora la graziosa signora - «è un film che parla di Andreotti, ma Andreotti chi lo conosce all’estero? Noi così gli diamo altre possibilità di criticarci. Gli diciamo: ‘avanti dateci addosso’. Non mi piace, non mi sta bene, non sono contenta».
Lei esternò in siffatta maniera e io tradussi: «Veramente Gillo, è imperdibile». Allorché mi desto, contatto Beppazzo e Luke e partiamo verso il cinema con le parole dell’adunata di Afef nella mente.
Fare una recensione di questo film è veramente ardua, per diversi motivi. Innanzitutto perché il film era bello, il che rende più difficile una recensione che in caso di film-flop è molto più divertente da scrivere e da pensare. Però io sono l’eletto di Afef e non posso esimermi dal tentare.
Il film parla di una parte precisa della vita di Andreotti, e più precisamente l’arco temporale trattato è un intorno del VII Governo Andreotti. Nel film si cerca di mentenere un tono “leggero” per non rendere il film troppo pesante e mantenerlo vivo anche per un pubblico non informato sulla vita del Senatore.
Si parla della malattia, del bacio con Riina, del processo, alla sfumata Presidenza della Repubblica e il successivo “accomodamento” a Senatore a vita nominato da Cossiga.
Il film non è niente di assolutamente cattivo e impresentabile, come detto è assolutamente “light” e lo si può guardare senza indignarsi.
Infine, voglio dedicare dei versi alla mia musa ispiratrice, Afef, senza la quale mai sarei uscito Sabato sera e che quindi mi ha salvato dall’oblio.
Autentico e amichevole di Gillo
Commessa
una autentica
stabile
ed amichevole
disponibilità
fino alla primavera
del 1980
poi dimenticata.
June 2nd, 2008
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E in Italia, secondo voi ci andiamo già vicini e non ne abbiamo bisogno?
Código de Buen Gobierno de los miembros del Gobierno y de los altos cargos de la Administración General del Estado.
Primo: principi di base
I membri del Governo e le alte cariche della amministrazione generale dello Stato si comporteranno, nell’esercizio delle loro funzioni, in accordo con la Costituzione e il resto dell’ordinamento giuridico, e si conformeranno ai seguenti principi etici e di condotta che si sviluppano nel presente Codice: obiettività, integrità, neutralità, responsabilità, credibilità, imparzialità, affidabilità, dedizione al servizio pubblico, trasparenza, esemplarità, austerità, accessibilità, efficacia, onorabilità, e promozione del patrimonio culturale e ambientale e della uguaglianza tra uomini e donne.
Secondo: principi etici
1. le alte cariche promuoveranno i diritti umani e le libertà dei cittadini, e eviteranno ogni comportamento che possa produrre discriminazione alcuna per ragioni di razza, sesso, religione, opinione o qualunque altra condizione o circostanza personale o sociale.
2. l’adozione delle decisioni perseguirà sempre la soddisfazione degli interessi generali dei cittadini e sarà fondata sulle considerazioni obiettive orientate verso l’interesse comune, al margine di qualsiasi altro fattore che sia espressione di posizioni personali, familiari, corporative, clientelari o di qualunque altro tipo che possano configgere con questo principio.
3. [i funzionari] si asterranno da tutte le attività private o di interesse che possano supporre un rischio di insorgenza di conflitto di interesse con l’incarico pubblico. Si intende che esiste conflitto di interesse quando le alte cariche intervengono nelle decisioni che abbiano relazione con affari nei quali confluiscano l’interesse dell’incarico pubblico e interessi privati proprio, dei familiari diretti, o interessi condivisi con persone terze.
4. [i funzionari] vigileranno per il rispetto dell’uguaglianza tra uomini e donne, e rimuoveranno gli ostacoli che possano ostacolarla.
5. si sottometteranno alle stesse condizioni e limitazioni previste per ogni altro cittadino nelle operazioni finanziarie, nelle obbligazioni patrimoniali, e nelle transazioni giuridiche che realizzino.
6. non accetteranno nessun trattamento di favore o situazione che implichi privilegi o vantaggi ingiustificati, da parte di persone fisiche o entità private.
7. non influiranno nello snellimento o nella risoluzione di questioni o procedimenti amministrativi senza giusta causa e, in nessun caso, quando esso comporti un privilegio o beneficio ai titolari di incarichi pubblici, o al loro ambiente familiare e sociale immediato, o quando supponga un danno agli interessi di terzi.
8. agiranno in accordo ai principi di efficacia, economia e efficienza, e vigileranno sempre il conseguirsi dell’interesse generale e del compimento degli obiettivi della organizzazione.
9. [i funzionari] si asterranno da ogni tipo di transazione e attività finanziaria che possano compromettere l’obiettività della Amministrazione nel servizio degli interessi generali.
10. le loro attività pubbliche rilevanti saranno trasparenti ed accessibili a tutti i cittadini, con le uniche eccezioni dei casi previsti dalla legge.
11. [i funzionari] Assumeranno, in ogni momento, la responsabilità delle decisioni e dei comportamenti propri e degli organismi che dirigono, senza pregiudizio di altre responsabilità che siano esigibili legalmente
12. assumeranno le loro responsabilità davanti ai superiori e non le imputeranno verso i loro subordinati senza causa obiettiva
13. eserciteranno le loro attribuzioni secondo i principi di buona fede e dedizione al servizio pubblico, e si asterranno non solo da condotte contrarie a tali principi, ma anche da qualunque altro comportamento che comprometta la neutralità dell’esercizio dei servizi pubblici ai quali sono incaricati.
14. senza pregiudicare quanto disposto dalle leggi sulla diffusione di informazioni di interesse pubblico, manterranno il segreto, la riservatezza e la discrezione in relazione ai dati e alle informazioni dei quali verranno a conoscenza in ragione del loro incarico
Terzo. Principi di condotta
l’incarico degli alti funzionari necessita di piena dedizione
l’assunzione di incarichi negli organi esecutivi di direzione di partiti politici, in nessun caso comprometterà o diminuirà il loro esercizio delle funzioni
essi garantiranno il diritto dei cittadini alla informazione sul funzionamento dei servizi pubblici che gli siano stati affidati, con le limitazioni stabilite da norme specifiche
4. nell’esercizio delle proprie funzioni, essi massimizzeranno lo zelo, in modo che l’impegno degli obblighi contratti sia un effettivo riferimento di esemplarità nel comportamento degli impiegati pubblici. Tale esemplarità dovrà esplicitarsi, in ugual misura, nel complimento dei doveri che, come [tutti i] cittadini, i funzionari devono espletare per legge.
5. amministreranno i beni pubblici con austerità ed eviteranno comportamenti che possano compromettere la dignità dovuta al loro pubblico incarico
6. sarà rifiutato qualunque regalo, favore o servizio in condizioni vantaggiose che vada appena più in là dell’ abituale uso sociale o di cortesia, o prestiti o altre prestazioni economiche che possano condizionare l’espletamento delle loro funzioni, pur senza venir meno a quanto stabilito dal Codice Penale
6. in caso di omaggi di maggior entità, ricevuti a carattere istituzionale, essi saranno incamerati nel patrimonio dello Stato, nei termini previsti dalla legge 33/2003 del 3 novembre, in accordo con quanto si determini ai sensi dei regolamenti.
7. nell’espletamento del loro incarico, gli alti funzionari saranno accessibili a tutti i cittadini, e massimizzeranno l’impegno nel rispondere a tutti gli scritti, le richieste e i reclami che dai cittadini stessi riceveranno
8. la denominazione ufficiale del protocollo dei membri del Governo e degli alti funzionari dello Stato sarà quello di “signor/signora”, seguito dalla denominazione della carica, impiego o rango corrispondente [è la abolizione degli attributi "Onorevole" "Eccellenza", "Don" e simili, ndt]
nelle missioni ufficiali all’estero sarà loro corrisposto il trattamento che stabilisca la normativa del paese o organizzazione internazionale corrispondente.
9. essi si asterranno dall’effettuare un uso improprio dei beni e dei servizi che l’amministrazione generale dello Stato pone a loro disposizione in ragione del loro incarico
10. la protezione dei beni culturali e della diversità linguistica ispirerà i comportamenti degli alti funzionari nell’esercizio delle loro competenze, così come la protezione e il miglioramento dell’ambiente naturale.
11. garantiranno la custodia e la conservazione della documentazione per la sua trasmissione e passaggio ai loro responsabili successivi.
Quarto. attuazione del Codice del Buon Governo.
- annualmente il Consiglio dei Ministri esaminerà un rapporto fornito dal ministero dell’amministrazione pubblica, sulle eventuali inadempienze dei principi etici e di condotta con il fine di analizzare i procedimenti e i provvedimenti che possano impedire la loro trasgressione e proporre le misure che si stimino convenienti per assicurare l’obiettività delle decisioni dell’amministrazione e delle istituzioni pubbliche.
- il Consiglio dei Ministri, nel caso si siano verificate violazioni dei principi del Codice, adotterà le opportune misure.
March 29th, 2008
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Prendo spunto da questo articolo di “La Repubblica” per provare a fare un riassuntino degli avvenimenti che più mi hanno colpito durante l’anno. Proverò a elencarne alcuni stupidi, altri simbolici e altri altamente vergognosi che durante l’anno mi hanno fatto pensare. Non saranno in ordine cronologico e neanche in ordine d’importanza, solo in ordine di apparizione nel mio cervello.
28 Settembre. Come per Repubblica, sono d’accordo che il fatto più increscioso per l’umanità interva, solo per quest’anno sia ciò che è successo durante la manifestazione in Birmania. Finché si è potuto sono arrivate via Internet testimoniante di quanto accadeva. Ad esempio questo. Non credo sia normale schiacciare dei manifestanti coi camion.
Morti sul lavoro. Ha destato grande stupore e indignazione (fa sempre bene) la morte degli operai alle ThyssenKrupp di Torino. Bisogna però ricordare a chi non ha ben chiaro i numeri che nel 2006 i morti sul lavoro furono 1250. Milleduecentocinquanta. Quest’anno no, c’è un miglioramento, sono morte solo più di mille persone. Mille. Ovviamente ne moriranno ancora entro capodanno, del resto è quasi Natale.
8 Settembre. Esce dalla Rete e si rende noto ai più il popolo di Beppe Grillo. L’8 Settembre infatti il comico genovese riesce a riempire le piazze di tutta Italia grazie ai suoi grillini e a raccogliere le firme necessarie per presentare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare. La manifestazione, completamente dimenticata nei giorni precedenti all’evento, susciterà grande scalpore e risonanza a causa delle interpretazioni malevole del mondo della politica e del giornalismo, che arriverà addirittura con uno dei suoi grandi esponenti, Mazza, direttore del Tg2 a paragonare Beppe Grillo ai cattivi Maestri. Pansa lo paragonerà al duce. Famose le serate in teatro del duce, le battute del duce, e la professione di comico del duce.
6 Novembre. Muore Enzo Biagi, un grande del giornalismo italiano. Un uomo che descriveva le cose per come stavano e non per come si voleva che fossero percepite.
4 Marzo. Spariscono i costi di ricarica. Per me è una notizia importante e soprattutto simbolica. Eravamo l’unico paese in Europa con una cosa del genere. Ufficialmente il merito è del Governo Prodi e del Ministro Bersani, che hanno firmato la legge. In pratica è merito di Beppe Grillo e del giovane cittadino Andrea d’Ambra che è stato colui che ha fatto conoscere il problema in Commissione Europea, i nostri ministri si erano dimenticati.
17 febbraio. L’inchiesta Mani Pulite compie 15 anni. Nel lontano ‘92 quel manipolo di magistrati diede nuova speranza al Nord e a tutta l’Italia per bene, da chi voleva un capitalismo funzionante, da chi voleva smettere di genuflettersi per lavorare, a chi voleva giustizia e basta. Peccato che sia stata sconfitta sulla lunga distanza.
Aprile. Inizia la battaglia contro le intercettazioni capitanata dal Ministro di Grazia e Gustizia Onorevole Mario Celemente Mastella. Il politico sarà da ora in poi preso di mira dalla stampa libera che lo dipingerà in tutti i peggio modi possibili.
20 Giugno. Viene stralciata la norma anticaselli, che non permetteva al Magistrato di concorrere per un incarico direttivo.
Ottobre. Infervora la battaglia tra De Magistris e il resto della magistratura politicizzata. Il magistrato si vedrà scippare le sue inchieste direttamente dagli indagati. Tra questi indagati sbucano nomi importanti del Governo. Di questi giorni sono anche le rivelazioni di Clementina Forleo che verrà ascoltata direttamente in commissione disciplinare. Già all’epoca lo sostenni e continuo a farlo tutt’ora, che i Magistrati devono essere lasciati a fare il proprio lavoro. In Italia la Magistratura è un potere indipendente.
Dicembre. Vengono alla luce le commistioni tra affari privati e politica tra i gruppi Rai e Mediaset. La cosa era nell’aria e già si sapeva di questa commistione, ma finalmente sono presenti intercettazioni precise e prove inconfutabili di quanto accaduto. Di questi giorni anche le intercettazioni dell’Onorevole Berlusconi che lo ritraggono mentre corrompe senatori della Repubblica e cerca di “piazzare” in Rai una signorina in cambio della “maggioranza in Senato”.
Per ora è tutto, ho sicuramente dimenticato qualcosa ma mi vabene così :D.
Buone feste e tanti auguri a tutti queli che hanno seguito il mio blog in questi primi 10 mesi di attività.
Baci.
December 23rd, 2007
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Come mi ha fatto notare Tia, ecco le parti più divertenti e significative tratte dall’articolo “Enzo Biagi. Vi raccontiamo la vera storia dell’editto bulgaro“, di Filippo Facci, su “Il Giornale” di Mario Giordano, edito da Paolo Berlusconi.



“Enzo Biagi non fu mai allontanato né cacciato dalla Rai, come lui stesso ha sempre ammesso. Tantomeno fu allontanato a seguito di un oscuro editto bulgaro. La parziale e volontaria dipartita di Biagi non è coincisa con nessun regime né alcuna censura, come lui ha pure ammesso in diverse interviste anche reperibili in rete.”
Lo ammetto, non ho trovato tali interviste dove lui ammette di non essere stato cacciato, anzi ne ho trovate dove dice che non può essere il Presidente del Consiglio a dirti quando devi andare in pensione. Dire che la dipartita è stata “volontaria” è un modo infelice di usare un termine ambiguo, magari Facci crede che si sia suicidato… continuiamo con la lettura di questo articolo.
“Minuti d’oro
La vicenda parte nel 2001, quando nella televisione pubblica c’era un anziano collaboratore di 82 anni, Biagi, che conduceva una trasmissione che si chiamava Il Fatto e che aveva almeno due problemi: uno di palinsesto e uno politico. Il primo è questo: il programma di Biagi non andava certo male per essere un prodotto giornalistico, pur extralight, ma andava in onda nella fondamentale fascia pre-serale e perdeva parecchi punti rispetto a Canale5, che vantava e vanta l’imbattibile Striscia la notizia. In un periodo in cui peraltro la Rai veniva accusata di fiancheggiare Mediaset, c’era il problema di non perdere vagonate di incassi pubblicitari durante il programma di Biagi, dunque di ricollocarlo per inventarsi qualcos’altro al suo posto.“
Ah… quindi “Il Fatto” è stato tolto per mettere qualcosa al suo posto che potesse fronteggiare “Striscia la Notizia” su Canale5. Infatti il programma di Biagi è stato sostituito da Max&Tux. Risultato: Striscia fa il record storico di ascolti. Sembrebbe quasi che la Rai volesse togliere un programma che riusciva a contenere la trasmissione di Ricci.
“La fine del “Fatto”
Non fosse chiaro, Biagi l’11 aprile 2002 ha già deciso di non fare più Il Fatto se non sino alla scadenza contrattuale del 31 maggio. Il particolare non da poco è questo: in quella data non c’è ancora stato nessun cosiddetto editto bulgaro. Non-c’è-stato. Quello che c’era da tempo, ed eccoci al secondo problema, era una questione politica. Enzo Biagi, in un periodo di elezioni, parteggiava apertamente per Romano Prodi, avversario di Silvio Berlusconi, o più spesso avversava Silvio Berlusconi e basta. Biagi non ha mai negato neanche questo. È rimasto celebre il caso del 10 maggio 2001: Biagi, a ridosso del voto, si era portato in trasmissione Roberto Benigni e lo show era stato a senso unico: «Non voglio parlare di politica, sono qui per parlare di Berlusconi. Il contratto di Berlusconi ormai è un cult, la cassetta lì l’ho registrata, l’ho messa tra Totò e Peppino e Walter Chiari e Sarchiapone».“
E allora? A parte che Biagi era un professionista, quindi poteva invitare alla sua trasmissione chi voleva e quando voleva, ma il problema è questo? Un giornalista in campagna elettorale deve smettere di fare il suo lavoro? L’autore deve inoltre stare attento a quello che scrive, infatti dire che Biagi era ostile a Berlusconi dimostra come i nemici del regime siano stati ostracizzati.
“Il caso Luttazzi
E se un anziano aveva invitato un celebre comico, due mesi prima un comico aveva invitato un giornalista: Daniele Luttazzi aveva chiamato Marco Travaglio a Satyricon (Marzo 2001) e quest’ultimo aveva parlato di rapporti tra Berlusconi e mafia e stragi, tutte vicende archiviate o infondate, sinché Luttazzi aveva congedato Travaglio in questo modo: «In questo paese di merda tu sei uno che ha coraggio». Anni dopo, a Travaglio mancherà tuttavia il coraggio di scusarsi, visto che non una delle accuse amplificate in quella trasmissione (teoricamente comica) è rimasta in piedi.“
A me risulta che Travaglio e Luttazzi siano stati denunciati, tra l’altro, per diffamazione e abbiano vinto la causa perché quello che è stato detto e scritto era fondato e non presentava distorsioni della realtà, tantopiù che sono considerazioni derivanti da sentenze e indagini della Magistratura. Continuo la lettura cogliendo fior da fiore.
“Berlusconi, anni dopo, si dichiarerà pentito dell’espressione «criminoso» perlomeno riferita a Biagi, che avrà anche modo di elogiare ricambiato“
Anni dopo quando? Ieri? Tanto è morto e non può smentire.
“dal famoso editto parte la leggenda di un’epurazione quantomeno singolare per modalità. Cioè: Silvio Berlusconi, che ha vinto le elezioni e aveva dunque cambiato il consiglio di amministrazione Rai (come aveva fatto l’Ulivo e come lo farà Prodi, perché è la regola), si mette a fare epurazioni scegliendo di rispondere a una domanda di un giornalista formulata in Bulgaria.“
Attenzione! Facci ci è arrivato! Non abbiamo capito se è una leggenda o se è la regola. La parola “leggenda” e la parola “regola”, nella stessa frase e riferite allo stesso oggetto danno luogo ad un ossimoro. E poi basta così, l’articolo comunque è da leggere perché fluido e assolutamente incoerente con quello che lo stesso Biagi e Loris Mazzetti, suo collaboratore, hanno sempre sostenuto e scritto un po’ ovunque.
November 12th, 2007
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Se n’è andata una persona che ho imparato ad apprezzare col tempo attraverso i suoi libri, più che attraverso la tv. Voglio ricordarlo con alcune delle sue frasi che mi hanno colpito.
“È un regime. Ma certo, dal punto di vista televisivo non c’è altra definizione. Quando una sola persona ha praticamente sei televisioni, tre di proprietà privata e tre di servizio, quale spazio rimane agli altri?”.
Poi ci fu l’ultima puntata de “Il Fatto”.
“Cari telespettatori, questa potrebbe essere l’ultima puntata de ‘Il Fatto’. Dopo 814 trasmissioni non è il caso di commemorarci. Eventualmente è meglio essere cacciati per aver detto qualche verità che restare a prezzo di certi patteggiamenti. Signor Presidente Berlusconi non tocca a lei licenziarmi. Penso che qualcuno mi accuserà di un uso personale del mio programma che, del resto, faccio da anni, ma per raccontare una storia che va al di là della mia trascurabile persona e che coinvolge un problema fondamentale: quello della libertà di espressione. Non è un gran giorno per l’Italia: per quello che succede in casa e per quello che si dice fuori. A Milano, lo sapete, un piccolo aereo da turismo è andato a sbattere contro il Pirellone, orgoglio dell’architettura italiana e uno dei simboli della città. E il pensiero corre subito alle Torri di New York. Disgrazia.
Ma c’è, anche, chi all’estero parla di crimine. Da Sofia il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non trova di meglio che segnalare tre biechi individui, in ordine alfabetico: Biagi, Luttazzi, Santoro, che, cito tra virgolette: “hanno fatto un uso bieco della televisione pubblica - pagata con i soldi di tutti - criminoso. Credo che sia preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga’. Chiuse virgolette. Quale sarebbe il reato? Stupro, assassinio, rapina, furto, incitamento alla delinquenza, falso e diffamazione? Denunci. Poi il Presidente Berlusconi, siccome non prevede nei tre biechi personaggi pentimento o redenzione, pur non avendo niente di personale, lascerebbe intendere, se interpretiamo bene, che dovrebbero togliere il disturbo.
Signor Presidente Berlusconi, dia disposizione di procedere, perché la mia età e il senso di rispetto che ho per me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri. Sono ancora convinto che in questa nostra Repubblica ci sia spazio per la libertà di stampa. Ci sia perfino in questa azienda che, essendo proprio di tutti, come lei dice, vorrà sentire tutte le opinioni. Perché questo, signor Presidente, è il principio della democrazia. Sta scritto, dia una occhiata, nella Costituzione. In America, ne avrà sentito parlare, Richard Nixon dovette lasciare la Casa Bianca per una operazione chiamata Watergate, condotta da giovani cronisti alle dipendenze di quel grande e libero editore che era la signora Katharine Graham, proprietaria della Washington Post. Questa, tra l’altro, viene presentata come la tv di Stato, anche se qualcuno tende a farla di Governo, ma è il pubblico che giudica. Nove volte su dieci, controllare, ‘Il Fatto’ è la trasmissione più vista della Rai. Lavoro qui dal 1961 e sono affezionato a questa azienda. Ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto, cioè i programmi, e chiede che due giornalisti, Biagi e Santoro, dovrebbero entrare nella categoria dei disoccupati. L’idea poi di cacciare il comico Luttazzi è più da impresario, quale lei è del resto, che da statista”.
Adesso che ci ha lasciati, aspettiamo che il Cavalier Bellachioma ci allieti tutti con frasi del tipo: “Io l’ho sempre stimato” oppure “io ero un suo grande fan” o ancora “è sempre stato un moderato come me”. Invece ci dobbiamo accontentare di quelle precedenti al lutto: “E’ un vecchio rancoroso che ce l’ha con me“.
Negli anni che Biagi è stato lontano dalla tv, non ha potuto raccontare molte cose, come lui stesso ha ricordato. Adesso vorrei sapere chi mi rimborserà tutte le cose che Biagi non mi ha detto in quel periodo. Ovviamente non si può, erano cose che non avevano prezzo, o forse ce l’avevano e anche ben quantificabile.
Ma la morte è democratica, prima o poi moriamo tutti.
November 7th, 2007
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Mi sono preso una pausa di 10 giorni dal mio blog di riflessione, per capire meglio cosa stava accadendo in questi giorni. È vero che anche se scrivo cose inesatte o stupide, nessuno si lamenta perché tanto questo blog lo leggiamo s’ e no in 3-4. Ad ogni modo ci tengo a scrivere delle cose quanto meno discutibili.
Finalmente siamo arrivati ad una fine per quanto riguarda la decisione da prendere su De Magistris, il magistrato che di punto in bianco è diventato conosciuto ai più, solo perché stava facendo un po’ troppo bene il suo lavoro. Anzi, non so se lo faceva bene, fatto sta che di sicuro lo faceva nel pieno rispetto della legge, quella legge che però se tutti la controllano, poi non si può più eludere.
Un giorno l’Onorevole Senatore Sindaco Ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella decide di spostare il magistrato dai suoi incarichi per incompatibilità ambientale. De Magistris è infatti accusato di aver taciuto il nome di un indagato al suo Procuratore Capo e altri tecnicismi. Peccato che il nome sia stato taciuto perché parente del capo. Ha fatto bene? Yes\No\Retry\Abort. Si può discutere parecchio. Questa discussione è solo polvere negli occhi, non c’entra nulla con il vero nocciolo della questione, che è ben più grave e potenzialmente dannosa per tutti.
Il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il Ministro Mastella apparivano nell’indagine “Why Not”, e quest’ultimo, sollevando De Magistris, ha di fatto interrotto il procedimento dell’indagine.
Ora il panorama che si prospetta è alquanto paradossale. Al posto di De Magistris arriverà un nuovo magistrato, che avrà davanti a sé due opzioni: lasciar perdere l’inchiesta per paura di essere a sua volta trasferito oppure procedere, con la probabilità di essere trasferito.
Il magistrato per poter procedere con una indagine deve quindi avere il consenso del politico di turno. Si tratta di una sottomissione di fatto della magistratura alla politica. Gelli ringrazia.
Stiamo parlando di una grave invasione di campo della politica nell’attività giudiziaria che non può essere tollerata in uno stato di diritto come il nostro, a meno che non si smetta di considerarsi uno stato di diritto, in tal caso tutto è accettabile.
Un indagato che si sceglie il proprio giudice non si è mai visto, o forse sì, nel Governo Berlusconi, quando gli indagati erano in grado di decidere dove farsi processare (e relativi giudici di ruolo). Il Governo odierno si sta comportando come il vecchio, si difende dal processo, anziché nel processo.
October 25th, 2007
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“Nuova Woodstock”, così Beppe Grillo ha ribattezzato Bologna, anche se ha specificato che “i drogati e i figli di buona donna, questa volta, sono dall’altra parte”.
Una manifestazione incredibile, se si pensa che è stata pubblicizzata solo attraverso la rete, senza un solo minuto di presenza nei cosiddetti mass media.
L’iniziativa (ma ormai la sapete a memoria):
- NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI
No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento - Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale
- DUE LEGISLATURE
No ai parlamentari di professione da venti e trent’anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in Parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente
- ELEZIONE DIRETTA
No ai parlamentari scelti dai segretari di partito - I candidati al Parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta
Personalmente sono molto d’accordo con due dei tre punti, tranne col secondo, io credo che i migliori possano rimanere in Parlamento anche di più, spopolare il Parlamento delle persone migliori non è salutare per la qualità del Governo.
Beppe Grillo appare come un leader nel pieno della sua capacità comunicativa, tanti ospiti di peso, da Sabina Guzzanti a Maurizio Pallante e al più “tecnico” architetto Majowiecki. E’ quest’ultimo a far vedere una serie di opere pubbliche-d’arte che sacrificano la funzionalità e l’economia alla bellezza artistica. Peccato che il suo intervento inizi con un paio di opere che portano la sua firma, tra cui lo stadio Delle Alpi di Torino, non esattamente famoso per funzionalità ed economicità.
Sabina Guzzanti interviene con un graffiante monologo sulla libertà e professionalità dei giornalisti, costretti a lavorare sotto padrone. Il corsivo è scintillante, purtroppo l’attrice-regista non l’ha imparato a memoria prima della manifestazione: “spero mi scuserete, non ho avuto tempo…”, applausi a profusione.
Promossi gli Skiantos, gruppo musicale demenziale, in grado di portare un po’ di energia alla serata, prima degli ospiti più attesi. Bella e critica “angolo b”, la loro canzone di ribellione a Bologna (angolob al contrario).
A tempi maturi, Beppe Grillo chiama ad intervenire Marco Travaglio, e la folla risponde come poche altre volte. L’applauso pachidermico che accoglie il giornalista piemontese è superiore addirittura a quelli riservati a Grillo e alle sue gag. Gente impazzita, chi batte i piedi per terra e la folla in delirio, tutto per ascoltare un giornalista. Non pare emozionato il free-lance di Repubblica, Espresso e Micromega, una lunga serie di cattiverie farcite in salsa satirica, senza dimenticarsi di affrontare la folla anti-Cofferati con il ricordo del passato del sindaco come sindacalista: ma non ci sono fischi, ancora applausi, pare proprio che Travaglio, ad oggi, possa dire quello che vuole talmente è alta la credibilità nei suoi confronti.
Purtroppo non sono riuscito a vedere il concerto-chiusura dei Negritas, rischiavo di perdere il terzo treno e arrivare a Torino alle 7.30 del mattino. Pericolo che ho scongiurato, arrivando nel capoluogo piemontese alle 3, in piena notte, senza mezzi pubblici: grazie alla Gilla e alla Gilla mobile.
Oggi seguono le polemiche.
Mancuso, a cui Grillo ha riservato un applauso per la realizzazione del V-Day, lascia la festa in polemica: “hanno offeso Marco Biagi”, quando il giornalista gli chiede dove risponde: “veramente in un filmato iniziale”, e cosa han detto? “Non ricordo”. Il giallo si ricostrusce grazie ai video dei presenti in piazza. All’inizio parte un filmato-spot del celebre libro di Grillo e lavoratori “Schiavi Moderni” che critica pesantemente la legge Biagi. Io ero presente, non c’è stata nessuna critica alla vittima delle BR, solo critiche alla legge Biagi, il che ovviamente non implica sostegno ai terroristi.
Ma ai politici piace inventare le cose per suffragare i loro scopi, quindi:
“Attaccato Marco Biagi” - Il primo è Pier Ferdinando Casini, che definisce il V-day “la più grande delle mistificazioni”, una manifestazione “di cui dovremmo tutti vergognarci”. Per il presidente dell’Udc, in realtà, il motivo della vergogna non è tanto il rischio del populismo e di una deriva qualunquista quanto un fatto accaduto a Bologna che ha ancora contorni poco chiari e che riguardarebbe il giuslavorista ucciso dalle Br Marco Biagi. “E’ stato attaccato Biagi che invece andrebbe santificato” dice Casini. Che aggiunge: “Dovrebbero vergognarsi i politici che pur di stare sull’onda del consenso popolare hanno mandato messaggi di adesione a Grillo”. da repubblica.it
Censurando la prima parte, come precedentemente motivato, Casini dice una cosa giusta, ovvero che i politici che in questi anni hanno evitato alcune iniziative tra cui, guarda caso, quella dei 3 punti di ieri, possano oggi parlare di sostegno al V-Day.
September 9th, 2007
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Nel XVI secolo, in un paesino della Brianza, nasce Villa San Martino. I proprietari storici furono i Casati. La villa passò poi, causa matrimonio, al ramo della famiglia degli Stampa.
Ed ecco che vi racconto la storia di questa villetta. Perché anche i mattoni nascondono delle storie.
L’ultimo della stirpe dei proprietari, il marchese Camillo, muore suicida a Roma (1970). Ma oltre a far molto parlare i giornali, il marchese lascia la figlia minorenne, Annamaria, sola ad affrontare il mondo. Fu però accorto, e lascia la piccola nelle fide mani di un tutore. Lascia anche parecchi debiti…
La piccola ereditiera si trasferisce in Brasile e accetta il consiglio del suo tutore: vendere l’intera proprietà.
La villa (la villa, completa di quadreria, biblioteca di 10mila volumi (curati da un uomo specializzato in falsi), arredi e parco, era valutata circa 1.700 milioni di lire dell’epoca) fu venduta nel 1974 ad un 38enne imprenditore milanese. Il compenso fu quantomeno risicato, alla giovane arrivarono infatti 500 milioni di lire in titoli azionari (peraltro di società non quotate in borsa), a rate.
L’ereditiera era ancora nei guai a causa dei debiti, allora si rivolge ancora una volta al fido suo tutore e al solare imprenditore, che le ricomprano generosamente i titoli per una somma di 250 milioni (la metà del valore).
Curiosamente, all’inizio degli anni 80, la Villa fu la garanzia che permise all’imprenditore di beneficiare di un prestito di 7,3 miliardi di lire.
Grazie per aver ascoltato questa storia, ringrazio wikipedia e gli attori.
Il marchese - Camillo Casati Stampa
L’ereditiera - Annamaria Casali-Stampa
Il solare imprenditore - Silvio Berlusconi
Il fido tutore - Cesare Previti
Il bibliotecario esperto in falsi - Marcello Dell’Utri
La vicenda è ambientata nella splendida campagna di Arcore.
July 25th, 2007
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Gyles |
Storia |
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