Il Blog del Gillo

Integralismo ed estremismo democratico

Una sana colazione

È molto tardi. Cercavo notizie per scrivere un post sulla “banda dei quattro“, come l’ha definita Dagospia. E quindi sono andato proprio lì, sul sito di Dagospia. Ebbene, sono riuscito a trovare una notizia ancora più divertente. Molto meno interessante e, secondo me, molto meno importante. Tuttavia mi ha lasciato una sensazione strana, quasi di leggerezza, insomma, mi sono fatto due belle risate, il che non è certo nocivo.

facci VS carfagna

Andiamo con ordine. Filippo Facci critica su “Il Riformista” il fatto che il Ministero delle Pari Opportunità sia stato assegnato a Maria Rosaria Carfagna.

Riporto il passo saliente dell’articolo di Facci, ovvero il finale.

«Infine la Carfagna. Cioè: proprio alle Pari opportunità dovevano metterla, lei che è diventata il simbolo di pari opportunità che non sono pari, anzitutto, e che in secondo luogo paiono offerte meno alle donne e più alle femmine in quanto tali. Maria Rosaria Carfagna (nome corretto) è ufficialmente bella e punto. Potrebbe anche essere un genio, una mente: ma il curriculum è oggettivamente imbarazzante e c’è qualcosa di giusto nel fatto che appaia ultima negli indici di gradimento.

«Non ci racconteremo che un ministro, circa un determinato tema, dovrebbe essere il massimo competente possibile: ma vorremmo poter continuare a raccontarlo ai nostri scolari, per dire. La biografia del neo-ministro, completa e agiografica, è uscita solo su Chi. Ci sono le testimonianze di Davide Mengacci, Fabrizio Frizzi e Lele Mora. C’è anche una foto di Giancarlo Magalli, con cui lei, sino a due anni fa, ha lavorato al programma Piazza Grande. Ora è ministro. Lei, non Magalli. Oggigiorno occorre specificarlo».

Ovviamente il Ministro può essere d’accordo? Del resto è Ministro! Mica fuffole! Risposta di Carfagna con lettera allo stesso giornale:

«Caro Direttore,
Filippo Facci è uno dei giornalisti che preferisco. I suoi scritti accompagnano di solito la mia prima colazione, che uso fare all’insegna della leggerezza. Credo abbia ragione quando dice che oggi la politica lascia poco spazio alle qualità delle persone, ma ritengo che qualche errore lo commetta quando giudica senza conoscere. Le pari opportunità devono infatti essere garantite a tutti, anche al ministro che deve difenderle.
Non comprendo, infatti, perché del mio curriculum Facci conosca soltanto le conduzioni televisive e non gli studi, le passioni artistiche e l’approfondimento musicale. Temo che negli anni passati mentre io suonavo la “Patetica” di Beethoven al Conservatorio, danzavo nel “Lago dei Cigni” di Cajkovskij, gareggiavo agonisticamente nel nuoto stile libero, divoravo la letteratura francese dell’Ottocento e mi laureavo a pieni voti lui fosse fisso con lo sguardo sullo schermo di Piazza Grande a guardare le mie scollature. Non avrei mai immaginato che un uomo intelligente come lui fosse caduto così in basso fermandosi all’apparenza.
»

Un respiro, un altro, poi rileggete le frasi di questa lettera che mi sono premunito di grassettare. Molto bene. Potete smettere di ridere. Esatto, argomenti decisivi di conoscenza.

La Carfagna quindi ci tramanda le caratteristiche del perfetto politico o, quantomeno, del perfetto Ministro delle Pari Opportunità o, quantomeno, donna.

  • leggere un giornale con Facci;
  • saper suonare;
  • saper danzare;
  • saper nuotare;
  • saper leggere;

e, soprattutto da non dimenticare:

  • fare colazione all’insegna della leggerezza

Sapete fare queste cose? Complimenti! Potresti essere il nuovo Ministro delle Pari Opportunità della Repubblica Italiana.

Infine riporto anche la controreplica di Facci, solo per dovere di qualcosa, non certo di cronaca.

«Spettabile ministro,
Spero mi perdonerà se il Suo passato da nuotatrice e da ballerina non mi fanno riconsiderare in toto il Suo curriculum. A parte tutto: io non ho un’opinione di Lei poco elevata, è delle istituzioni che ce l’ho altissima. Il Parlamento è anche un luogo formale dove le apparenze (altre apparenze) vanno salvate: tra Piazza Grande e Piazza Montecitorio forse si poteva interporre un lasso di decompressione maggiore. Spero vivamente che Ella, al Ministero, possa fare un lavoro ottimo, il che non ho mai escluso: penso tuttavia che le pari opportunità non solo debbano essere garantite a tutti, ma ossequiandosi anche a percorsi più riconoscibili e meno casuali.
»

Amen.

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May 17th, 2008 Posted by Gyles | Attualità | 8 comments

Giornalismo a 90 gradi.

Come mi ha fatto notare Tia, ecco le parti più divertenti e significative tratte dall’articolo “Enzo Biagi. Vi raccontiamo la vera storia dell’editto bulgaro“, di Filippo Facci, su “Il Giornale” di Mario Giordano, edito da Paolo Berlusconi.

“Enzo Biagi non fu mai allontanato né cacciato dalla Rai, come lui stesso ha sempre ammesso. Tantomeno fu allontanato a seguito di un oscuro editto bulgaro. La parziale e volontaria dipartita di Biagi non è coincisa con nessun regime né alcuna censura, come lui ha pure ammesso in diverse interviste anche reperibili in rete.”

Lo ammetto, non ho trovato tali interviste dove lui ammette di non essere stato cacciato, anzi ne ho trovate dove dice che non può essere il Presidente del Consiglio a dirti quando devi andare in pensione. Dire che la dipartita è stata “volontaria” è un modo infelice di usare un termine ambiguo, magari Facci crede che si sia suicidato… continuiamo con la lettura di questo articolo.

Minuti d’oro
La vicenda parte nel 2001, quando nella televisione pubblica c’era un anziano collaboratore di 82 anni, Biagi, che conduceva una trasmissione che si chiamava Il Fatto e che aveva almeno due problemi: uno di palinsesto e uno politico. Il primo è questo: il programma di Biagi non andava certo male per essere un prodotto giornalistico, pur extralight, ma andava in onda nella fondamentale fascia pre-serale e perdeva parecchi punti rispetto a Canale5, che vantava e vanta l’imbattibile Striscia la notizia. In un periodo in cui peraltro la Rai veniva accusata di fiancheggiare Mediaset, c’era il problema di non perdere vagonate di incassi pubblicitari durante il programma di Biagi, dunque di ricollocarlo per inventarsi qualcos’altro al suo posto.

Ah… quindi “Il Fatto” è stato tolto per mettere qualcosa al suo posto che potesse fronteggiare “Striscia la Notizia” su Canale5. Infatti il programma di Biagi è stato sostituito da Max&Tux. Risultato: Striscia fa il record storico di ascolti. Sembrebbe quasi che la Rai volesse togliere un programma che riusciva a contenere la trasmissione di Ricci.

La fine del “Fatto”
Non fosse chiaro, Biagi l’11 aprile 2002 ha già deciso di non fare più Il Fatto se non sino alla scadenza contrattuale del 31 maggio. Il particolare non da poco è questo: in quella data non c’è ancora stato nessun cosiddetto editto bulgaro. Non-c’è-stato. Quello che c’era da tempo, ed eccoci al secondo problema, era una questione politica. Enzo Biagi, in un periodo di elezioni, parteggiava apertamente per Romano Prodi, avversario di Silvio Berlusconi, o più spesso avversava Silvio Berlusconi e basta. Biagi non ha mai negato neanche questo. È rimasto celebre il caso del 10 maggio 2001: Biagi, a ridosso del voto, si era portato in trasmissione Roberto Benigni e lo show era stato a senso unico: «Non voglio parlare di politica, sono qui per parlare di Berlusconi. Il contratto di Berlusconi ormai è un cult, la cassetta lì l’ho registrata, l’ho messa tra Totò e Peppino e Walter Chiari e Sarchiapone».

E allora? A parte che Biagi era un professionista, quindi poteva invitare alla sua trasmissione chi voleva e quando voleva, ma il problema è questo? Un giornalista in campagna elettorale deve smettere di fare il suo lavoro? L’autore deve inoltre stare attento a quello che scrive, infatti dire che Biagi era ostile a Berlusconi dimostra come i nemici del regime siano stati ostracizzati.

Il caso Luttazzi
E se un anziano aveva invitato un celebre comico, due mesi prima un comico aveva invitato un giornalista: Daniele Luttazzi aveva chiamato Marco Travaglio a Satyricon (Marzo 2001) e quest’ultimo aveva parlato di rapporti tra Berlusconi e mafia e stragi, tutte vicende archiviate o infondate, sinché Luttazzi aveva congedato Travaglio in questo modo: «In questo paese di merda tu sei uno che ha coraggio». Anni dopo, a Travaglio mancherà tuttavia il coraggio di scusarsi, visto che non una delle accuse amplificate in quella trasmissione (teoricamente comica) è rimasta in piedi.

A me risulta che Travaglio e Luttazzi siano stati denunciati, tra l’altro, per diffamazione e abbiano vinto la causa perché quello che è stato detto e scritto era fondato e non presentava distorsioni della realtà, tantopiù che sono considerazioni derivanti da sentenze e indagini della Magistratura. Continuo la lettura cogliendo fior da fiore.

Berlusconi, anni dopo, si dichiarerà pentito dell’espressione «criminoso» perlomeno riferita a Biagi, che avrà anche modo di elogiare ricambiato

Anni dopo quando? Ieri? Tanto è morto e non può smentire.

dal famoso editto parte la leggenda di un’epurazione quantomeno singolare per modalità. Cioè: Silvio Berlusconi, che ha vinto le elezioni e aveva dunque cambiato il consiglio di amministrazione Rai (come aveva fatto l’Ulivo e come lo farà Prodi, perché è la regola), si mette a fare epurazioni scegliendo di rispondere a una domanda di un giornalista formulata in Bulgaria.

Attenzione! Facci ci è arrivato! Non abbiamo capito se è una leggenda o se è la regola. La parola “leggenda” e la parola “regola”, nella stessa frase e riferite allo stesso oggetto danno luogo ad un ossimoro. E poi basta così, l’articolo comunque è da leggere perché fluido e assolutamente incoerente con quello che lo stesso Biagi e Loris Mazzetti, suo collaboratore, hanno sempre sostenuto e scritto un po’ ovunque.

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November 12th, 2007 Posted by Gyles | Attualità, Politica, Storia | 2 comments