Avrete sicuramente sentito parlare del caso Mesiano.
Riassunto: il giudice civile Mesiano condanna in sede civile Mondadori a risarcire 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti a causa della compravendita di Mondadori inluenzata da una corruzione giudiziaria accertata.
A seguito la trasmissione “Mattino 5″ (su Canale 5) propone questo servizio.
Ora… immaginatevi tale servizio con una voce siciliana un po’ impastata…
Io cedo che certe cose non debbano neppure essere commentate. Se poi pensate che al parlamento europeo sono state bocciate due risoluzioni opposte, una del centrosinistra e una del centrodestra affermanti rispettivamente la non libertà di stampa e l’assoluta libertà di stampa in Italia, allora si capisce che la verità sta nel mezzo: abbiamo una semi-libertà di stampa. In una democrazia moderna, non basta il concetto di democrazia liberale. Non basta il concetto di libertà. Deve riaffermarsi il concetto di tolleranza. Ovvero tu non solo devi poter dire quello che vuoi. Ma non devi nemmeno temere ripercussioni per quello che pensi. In Italia, oggi, è così invece: tu puoi dire quello che vuoi, ma io ti prendo a mazzate fino a quando non ti penti e ritratti. E se non ti penti comunque sia di monito a chiunque altro voglia esprimersi in tal senso. Geniale Bondi che confonde “liberale” con “liberista” a Ballarò. E lui è quello intellettuale.
Il punto (perfetto come al solito) di Marco Travaglio.
È di attualità la discussione sui nuovi vertici Rai.I precedenti furono definiti nel maggio 2005. All’epoca il designato da Fassino per i Ds fu Carlo Rognoni. Franceschini e il Pd hanno deciso di rilevarlo per Giorgio Van Straten.
Non voglio discuisire sui meriti e sulle colpe di Rognoni che hanno portato alla sua sostituzione, ma mi piace vedere la motivazione che stranamente è venuta fuori con una naturalezza che fa anche rabbrividire.
La sostituzione è infatti avvenuta perché facente parte delle ultime volontà di Veltroni prima di lasciare la Segreteria del Pd. Ma che motivazione è? Rognoni è uno di quelli che ha difeso Santoro, Travaglio e Gabanelli. È altresì vero che difende anche Riotta, cosa deprecabile. Uno di quelli che l’unica battaglia degna di un senso in Rai sia quella per una nuova legge sul sistema televisivo.
Ne parla in questo libro che devo procurarmi: Rai, addio – Memorie di un ex consigliere. Rognoni è stato anche deputato col Pds e i Ds, possibile che si sia accorto così tardi della necessità di una battaglia in questo campo? E se accortosi per tempo di questo bisogno, come mai non è stato ascoltato dai vertici del suo partito? Forse una ragione può essere che al Pd in fondo va tutto bene così?
Eccomi qua, posto un po’ in ritardo perché come al solito i giornali e i politici si accorgono due giorni dopo delle cose che succedono in modo spontaneo in Italia e che non sono state progettate dai partiti.
Vediamo se riesco a ricordarmi tutti gli interventi e anche l’ordine.
Sono sicuro che manchi qualcuno. Segnalatemi i link agli interventi se li trovate e segnalatemi le lacune tra gli inteventi.
Il giorno dopo iniziano le polemiche. Onestamente ce le aspettavamo un po’ tutti, quindi non me ne preoccupo più di tanto. Tra i vari articoli polemici uno tra gli altri mi ha colpito e ferito.
Donne del Pd contro la Guzzanti: “Misogina”
ROMA – Tra Sabina Guzzanti e Mara Carfagna, le donne del Pd buttano giù dalla torre la prima e salvano la seconda: i toni “maschilisti” usati ieri dall’attrice in piazza Navona hanno infatti suscitato la solidarietà femminile, al di là delle contrapposizioni politiche. Con l’eccezione di Rosy Bindi, che spezza una lancia in favore della Guzzanti. “Quello della Guzzanti è un attacco misogino”, dice Anna Paola Concia, che in passato ha criticato il ministro Carfagna, per esempio quando negò il patrocinio al Gay Pride. “Non è un modo per contrastare politicamente un ministro – dice la deputata del Pd – che io invece ho contrastato e contrasterò, anche duramente, sul piano esclusivamente politico”. L’ulivista Marina Magistrelli, che è andata alla manifestazione e che l’ha lasciata al momento dell’intervento della Guzzanti, esprime “solidarietà al ministro Carfagna”. “Di qualsiasi colpa si fosse macchiata la ministra, e si deve pure dimostrare, una piazzata del genere non si fa neanche al peggior nemico. Sono stupefatta: se fosse stato un uomo l’oggetto delle critiche, non si sarebbe fatto ricorso ad argomentazioni personali o sessuali”. La teodem Paola Binetti non ha dubbi: “Carfagna batte Guzzanti per 10 a 0″. “Se anche Carfagna – spiega – fosse diventata ministro per la sua bellezza, come sostiene Guzzanti, la sua discrezione, il suo riserbo e l’eleganza dimostrata in questi giorni, le hanno fatto guadagnare i galloni sul campo. La Guzzanti, al contrario, con i suoi insulti e volgarità, non si é nemmeno resa conto che ha messo in imbarazzo le numerose famiglie presenti nella piazza. Si lamenta che non va in tv da anni? Che ne restasse fuori per altri dieci”. Sesa Amici, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali è “dispiaciuta” per Mara Carfagna, che ha conosciuto nella scorsa legislatura proprio sui banchi della commissione: “Al di là dell’aspetto maschilista delle parole di Guzzanti – dice la deputata del Pd – il suo intervento è stato denigratorio della persona. Conosce la Carfagna? Come fa a dare quei giudizi, indotti esternamente da pettegolezzi, se non la conosce? Non è satira, è mancanza di rispetto per la persona, senza il quale non ci può essere critica ma, appunto, denigrazione”. Rosy Bindi, vicepresidente della Camera, la pensa diversamente: “Non si può parlare di attacco misogino. Non è bello che una donna attacchi un’altra donna. Ma, se è per questo, è molto meno bello che si concepisca la politica e il potere nel modo in cui ha fatto Carfagna. Guzzanti ha criticato questo aspetto e quindi la assolvo, anche se prendo le distanze dalle offese”.
Quando le donne iniziano a difendere le donne che fanno cariera grazie al proprio corpo e prendono le distanze da chi invece vuole la parità sociale, allora significa che di strada da fare ce n’è ancora tanta, ma proprio tanta.
Marco Travaglio Sabato sera a “Che tempo che fa” ha riportato in Tv alcune cose scritte nel libro di Lirio Abbate e Peter Gomez “I Complici”. Cose riguardanti il passato del Presidente del Senato Renato Schifani. Più precisamente che Schifani in passato ha avuto come soci nella Siculabrokers due mafiosi.
Apriti Cielo.
Le ho sentite veramente tutte. A Matrix Facci sostiene che Travaglio è da censurare non per quello che dice, ma perché fa passare fatti vecchi come «primizie». Come se quello che è successo ieri non sia indicativo per capire cosa succede oggi. Un po’ una prescrizione dei fatti.
Ancora a Matrix Gasparri, convinto che Barbacetto (coautore con Travaglio di diversi libri) fosse contro il 41bis (carcere duro per i mafiosi) si è preparato a casa un pezzettino di due righe di provocazione dove sosteneva che Barbacetto fosse mafioso come Riina visto che anche Riina è contro il 41bis. Peccato che Barbacetto continui ad essere favorevole al 41bis. Ma Gasparri ha faticato molto per farsi questo pezzettino di due righe e non vuole sentire ragioni e il siparietto si è svolto più o meno così:
Gasparri: «Non vuoi il 41bis come Riina, sei un mafioso come lui»
Barbacetto: «Io sono favorevolissimo al 41bis, ma così non funziona»
Gasparri: «Non è vero, sei contro, e quindi sei un mafioso come Riina»
Povero Gasparri, lui si prepara il pezzo e Barbacetto si ostina a non stare al copione che lui si è scritto a casa. Tadaaaah Taaaaadahhh. Hai visto Bbbbrù?
Fazio si è scusato, non so il perché, lui può invitare chi vuole suppongo, chi parla si prende le sue responsabilità no? Invece no, uno parla male, visto che lui era vicino, meglio scusarsi o la temibile ombra di Travaglio potrebbe anche avere ripercussioni per il Fazio. Fazio non ha responsabilità, ma meglio strisciare per far capire che aria tira.
Ancora Gasparri mi sovviene. Gasparri sostiene che gli elettori di destra non vogliano la cacciata di Travaglio perché porta voti a Berlusconi. Ma cosa frega a Travaglio di dove finiscono i voti quando lui parla? Lui è un giornalista. Anche Gasparri in effetti.
Io personalmente sono tranquillo e mi fido della buona fede e della limpidezza di Schifani dopo che ha esternato e argomentato con precisione assoluta i suoi rapporti passati. La frase che ha usato non lascia spazio a dubbi: «No comment». Abile oratore, cade ogni dubbio.
Ovviamente il punto, per chi ha due rotelle in testa, non è chi ha parlato (se parla Travaglio sbaglia a prescindere), come ha parlato (pungente come al solito), se è giusto o sbagliato che Schifani stia lì come seconda carica dello stato (chi siamo noi per dare giudizi morali?), o se sia giusto tirare fuori cose vecchie di venti anni (la prescrizione dei fatti a cui accennavo). La vera domanda è: è vero o non è vero che Schifani ha avuto rapporti con mafiosi?
colgo questo bellissimo blog x comunicarvi 1 appuntamento con 1 dei + grandi maestri dell’informazione:Marco Travaglio
Cosa ne pensate di un Paese che sta rischiando di vedere l?informazione imbavagliata definitivamente? Come reagireste sapendo che, sempre in quel Paese, la maggioranza dei fatti è scomparsa per dare spazio alle opinioni? Vorreste vivere in un Paese come quello?
Ne parla Marco TRAVAGLIO giornalista e scrittore. Indro Montanelli diceva di lui: “Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un arma più raffinata e non perseguibile penalmente: archivio…”
Allora appuntamento lunedì 18 giugno H:20.45
nell’ Aula Magna – I.T.I.S. Avogadro
Via Rossini 18
Da un po’ di tempo sono iscritto a “logos quotes”, un servizio che ogni giorno mi spedisce una massima di qualche celebre personaggio. Non saprei dire come ci sono finito, chi mi ha iscritto o, comunque, perché mi arrivino. Ad ogni modo ormai mi diletto quotidianamente con queste belle frasi che mi arrivano via mail.
Volevo passarvi il link alla presentazione del nuovo libro di Marco Travaglio, “La Scomparsa dei Fatti” , che la mia gentil donzella mi ha regalato per il mio compleanno a Febbraio.
Un libro che racconta di come un sistema di informazione malato, che esercita male il suo dovere di informare il cittadino utilizzando filtri, censure, manipolazioni e “dimenticanze” sospette, riesca ad alterare la conoscenza comune dei fatti. Sono quelli che Travaglio definisce le “opinioni senza i fatti”.
A questo punto vi chiederete cosa c’entrava lo spot di “logos quotes” con questa cosa. Semplice, ecco la frase e il link alla presentazione del libro.
“tutto quello che leggi sui giornali è assolutamente vero, a parte i rari casi in cui hai una conoscenza diretta dei fatti“. Erwin Knoll.
Il link al video della presentazione del libro di Travaglio.
il presidente di Federmeccanica, che fa parte della Confindustria, dice che l’aumento di 100
euro all’anno chiesto dagli operai è “una proposta ridicola” perché ci metterebbe “fuori dal
mercato”. E lei ha dichiarato che la ripresa economica dell’Italia è “esclusivamente merito delle
imprese”. Eppure lei stesso ripete sempre che un’impresa non è fatta solo dagli imprenditori e
dai manager, ma anche dai lavoratori. Dunque tutti dovrebbero essere premiati per il loro
lavoro. Invece i manager in Italia guadagnano molto di più dei loro colleghi del resto d’Europa,
mentre i lavoratori molto di meno.
In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29 mila della Francia, i
32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i 39,7 della Gran Bretagna, i 41 della
Germania, i 42 della Danimarca.
Qualche anno fa, un tale disse: “se i nostri operai guadagnano poco, le macchine che gli
facciamo costruire chi se le compra?”
Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono aumentati del 20%, in
Italia del 13,7. Da noi gli stipendi dei lavoratori aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli
dei manager del 17%, otto volte l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager
italiani è di 3,4 milioni all’anno, 7 miliardi di lire: guadagnano 160 volte lo stipendio di un
operaio, prendono in due giorni quello che un operaio prende in un anno.
In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è rimessa in sesto grazie a un
manager come Marchionne. Che dunque si merita tutti i 7 milioni di euro che guadagna
all’anno, poco meno di quelli che guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene
risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte.
Mi sa spiegare allora perché, visto come va la Telecom, il manager più pagato d’Italia è proprio
Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione
Pirelli? E perché Tronchetti Provera guadagna come Marchionne che ha risanato la Fiat? Poi
c’è Cimoli, che ha così ben ridotto l’Alitalia: guadagna 12 mila euro al giorno, quello che un
operaio guadagna in un anno. Il presidente di Air France guadagna un terzo: ma la compagnia
francese è in attivo, mentre la nostra perde un milione al giorno. Dopo 2 anni e mezzo
disastrosi, col buco Alitalia salito a 380 milioni, Cimoli per andarsene ha pure preso 5 milioni
di liquidazione. Alberto Lina è l’amministratore delegato dell’Impregilo, capo-gruppo della
ditta che smaltisce così bene i rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, 7,3 milioni.
Anche lui prende in un giorno quanto un suo operaio guadagna in un anno. Dov’è il mercato?
Dov’è la meritocrazia?
La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia paga. Voi top manager,
invece, non rischiate mai nulla. Se avete successo, vi aumentate lo stipendio. Se fallite, ve lo
aumentate lo stesso. Se vi cacciano, ci guadagnate una fortuna con le superliquidazioni. Poi
passate a far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei vostri
dipendenti, loro pagano con la vita, per voi c’è l’indulto. Con la certezza di morire di morte
naturale, nel vostro letto. Gli operai invece muoiono al lavoro come le mosche, al ritmo di
quattro al giorno. Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni anno
muoiono 1250 lavoratori italiani, la metà delle vittime delle Torri gemelle, meno dei morti di
tutto il mondo per attentati terroristici. E un milione restano feriti.
Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in mille rivoli. Giusto.
Ma perché non parlate mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi l’anno? E del
tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400 miliardi? E del tesorone delle
mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e
finora confermata, in barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa
di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10% delle valutazioni e
all’1% del patrimonio netto. Centinaia di milioni di nero legalizzato per ogni grande gruppo.
Una sorta di modica quantità di falso in bilancio consentita, come per la droga, per uso
personale. Non vi vergognate di una situazione del genere, che vi rende tutti sospettabili? Il
“mercato” è anche 25 anni di galera per chi trucca i bilanci, come in America: o no? Perché
allora non avete detto una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché
Confindustria non fa una grande battaglia per importare in Italia la legge americana sui reati
finanziari?
Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, si potranno garantire case, asili e pensioni al popolo
dei 1000 euro al mese, che con un giusto aumento di stipendio potrebbero fare un bel passettino
in avanti. Perchè, come diceva quel tale, “se gli operai guadagnano poco, le macchine che
costruiscono chi se le compra?”. A proposito: lo sa chi era quel tale? Non era Marx, e
nemmeno il subcomandante Marcos. Era l’avvocato Agnelli.
In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti
Via i crocifissi dalle aule. Suggerivano la risposta. Via il crocifisso dalle scuole italiane. Questo sì che sarebbe un miracolo. Via il crocifisso dalle scuole italiane. Il chiodo non è più di moda. Via il crocifisso dalle scuole italiane. Secondo l'Europa sarebbero più rappresentativi i due ladroni. (La Corte Europea è stata inflessibile: il crocifis […]