Il Blog del Gillo

Integralismo ed estremismo democratico

De profundis

L’Italia ha un “nuovo” Premier, si chiama Silvio Berlusconi e porterà serenità e tranquillità in un Paese destinato all’impennata economica sotto i colpi del Cavaliere.
Guai a chi commenterà il contrario, sono già triste di mio. E sono triste perché mi sono reso conto di cosa è successo veramente in questo Paese.

Prendiamo questo dato: Coalizione PdL + Coalizione Pd + UdC = 89.981% dei voti.

Significa che poco più del 10% dei votanti non sono attualmente rappresentati alla Camera, vale lo stesso al Senato, anche se lì si è rischiato di aumentare al 15% se l’UdC (e non sarebbe stato male), fosse rimasta fuori.

La scomparsa delle forse più “estreme” dal Parlamento io non la vedo come una cosa positivia, soprattutto perché, secondo me, non è accompagnata dalla loro effettiva inutilità. La gente che vorrebbe essere rappresentata da quegli schieramenti c’è, e le percentuali dei partiti sono al ribasso a causa della polarizzazione del voto dovuta alla legge elettorale che premia oltre i voti la coalizione che vince.

Io non sono un elettore della Sinistra l’Arcobaleno, tuttavia adesso la situazione per quell’area politica è tutta in salita. Ci saranno probabilmente guerre interne incredibili date le dimissioni dell’unico leader conosciuto ai più. Diliberto ha già detto che i “Comunisti Italiani” ripartiranno da falce e martello. Secondo me dovrebbero ripartire dalle piazze e piantarla di dire cavolate… quindi ad esempio eleggere un nuovo segretario che non sia Diliberto.

Berlusconi si ritrova con 100 deputati e 30 senatori in più. Può fare quello che vuole e non c’è alleanza trasversale che tenga.

Boom della Lega, un partito che personalmente non appoggia a causa della sua “doppia faccia” di patito di Governo e di partito anti-Stato e anti-nazionale.

Sperando in un ritorno al proporzionale impossibile, visto che i cinque partiti rappresentati difficilmente creeranno una legge elettorale che aiuti le minoranze a essere rappresentate in Parlamento.

P.S. pare che Travaglio, Santoro e Ruotolo siano stati visti rovistare in un cassonetto dell’immondizia in cerca di cibo…

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April 15th, 2008 Posted by Gyles | Politica | 5 comments

Noblesse oblige

La campagna elettorale arriva al suo punto più alto. Un linguaggio aulico accompagna alla fine questo fantastico mese di intellettuali a confronto.

Silvio il delizioso: «Santanchè è quella destra Billionaire che cerca di portarci via i voti ma fa solo il gioco della sinistra».

Danielina la zuccherina: «E’ ossessionato da me. Tanto, non gliela do».

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April 11th, 2008 Posted by Gyles | Politica | 3 comments

Lo sbruffone vincente /5

«Il pubblico accusatore dovrebbe essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale»

«Di Pietro ha sbattuto in galera degli innocenti solo per fare bella figura e andare sui giornali»

«Sono più alto di Putin e Sarkozy, sono alto come Prodi. Sono un metro e 71. Non capisco perchè tutti i vignettisti mi disegnano come un nano e gli altri invece sono normali»

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April 9th, 2008 Posted by Gyles | Politica | one comment

Lo sbruffone vincente /4

Ma cosa gli han fatto le donne per essere trattate così?

Su di me continuano a dire falsità, dicono che sono malato e che non posso governare, dicono che metto in lista delle soubrette mentre con le soubrette io farei altre cose e non metterle in lista: su questo ho le idee chiare…

(Silvio Berlusconi, tgcom. mediaset, 16 marzo 2008)

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March 29th, 2008 Posted by Gyles | Politica | no comments

Lo sbruffone vincente /3

Manifestazione “Donne”.

Silvio: «Voi siete le nostre padrone».

Poi continua con una serie di cavolate, fermatelo.

http://www.rainews24.it/video.asp?videoID=4699

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March 28th, 2008 Posted by Gyles | Politica | 5 comments

Lo sbruffone vincente /2

Mi ero perso questa chicca fenomenale. Ve la aggiungo, non vorrei mai che qualcuno mi accusasse di coprire il Cavaliere.

“Io credo che bisogna aprire le istituzioni alle donne, ma quali donne possono accettare questa opportunità? Quelle che hanno famiglia con tre figli non possono certo darsi alla politica. Possono farlo solo ad una certa età, ma mica posso candidare le babbione…”

(Silvio Berlusconi, La Stampa, 9 marzo 2008)

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March 27th, 2008 Posted by Gyles | Politica | 5 comments

Cosa non votare

da l’Espresso.

Se le cose andranno come devono andare, se in Sicilia l’Udc supererà la soglia dell’8 per cento dei voti, nel prossimo Senato siederà un uomo che Giovanni Brusca, il capomafia killer del giudice Giovanni Falcone, considerava “un amico personale”. Si chiama Salvatore Cintola, ha 67 anni, è laureato in lingue e in vita sua è stato prima repubblicano, poi socialdemocratico e quindi socialista. Per qualche settimana ha anche militato in Sicilia Libera, un movimento indipendentista creato nel ‘93 per volere del boss Luchino Bagarella. Ma alla fine ha scoperto una vocazione per il centro ed è passato alla corte di Totò Cuffaro diventando deputato regionale sull’onda di migliaia di preferenze (17.028 nel 2006). Due anni fa ad Altofonte, raccontano le intercettazioni, la sua campagna elettorale era stata condotta pure dagli uomini d’onore, ma farsi votare dalla mafia non è un reato. Frequentare i boss neppure. E così la posizione di Cintola, iscritto per ben quattro volte nel giro di 15 anni sul registro degli indagati della procura di Palermo, è stata come sempre archiviata.

Cintola, numero quattro del partito di Casini nella corsa a Palazzo Madama, può insomma tentare liberamente il gran salto in Parlamento. E se ce la farà si troverà in compagnia di una foltissima pattuglia di amici, parenti, soci, complici veri, o presunti, di mafiosi, ‘ndranghetisti e camorristi. Sì perché mentre Confindustria espelle non solo i collusi, ma persino chi paga il pizzo (persone cioè che codice alla mano non commettono un reato, ma lo subiscono), Udc, Pdl, e, in misura minore, il Pd, di fronte al rischio mafia chiudono gli occhi.

Nelle tre regioni del sud, Sicilia, Calabria e Campania, quello della criminalità è infatti un voto organizzato, al pari di quello delle associazioni dei precari (voti in cambio dei rinnovi dei contratti pubblici) o del volontariato (voti contro finanziamenti). Quanto pesi dipende dalle zone. In alcuni comuni della Calabria, ha spiegato il pm Nicola Gratteri, sposta fino al 20 per cento dei consensi. Numeri analoghi li fornisce a Napoli il sociologo Amato Lamberti che parla di una “joint venture criminale tra camorristi, imprenditori spregiudicati e e politici affaristi, in grado di orientare su tutta la regione il 10 per cento dell’elettorato“. Mentre a Palermo, il vicepresidente della commissione antimafia Beppe Lumia (Pd), spiega: “I voti che Cosa nostra controlla sono circa 150mila. Sono una sorta di utilità marginale che, indipendentemente dai sistemi elettorali, serve per raggiungere gli obiettivi: o la quota dell’8 per cento al Senato, o la vittoria complessiva in caso di testa a testa. Solo alla fine della campagna elettorale, comunque, chi opera sul territorio può rendersi conto delle scelte delle cosche. È a quel punto che i mafiosi lanciano segnali: sanno di essere forti e lo fanno pesare”.
Già, i segnali, ma quali? I colloqui intercettati durante le ultime consultazioni narrano che Cosa nostra, quando si vede richiedere il voto, sceglie spesso la linea dell’understatement. “Allora noi ci muoviamo. Però con riservatezza, come merita lui, con molta pacatezza, capisci (altrimenti) gli facciamo danno”, dicevano nel 2001 i mafiosi di Trabia a chi domandava loro un appoggio per la candidatura di Nino Mormino, l’ex vice-presidente della commissione Giustizia della Camera, oggi lasciato in panchina dal Pdl. Non è insomma più epoca di evidenti passeggiate sotto braccio con il capomafia del paese. E a Palermo, per accorgerti di cosa sta succedendo, devi saper identificare i nomi e i volti di chi distribuisce manifestini o santini elettorali.

Per le politiche del 2006, per esempio, tra ragazzi del motore azzurro, l’organizzazione voluta da Marcello Dell’Utri (condannato in primo grado per concorso esterno e in secondo per tentata estorsione), figurava tutta la famiglia di Rosario Parisi, il braccio destro del boss Nino Rotolo, a cui era stato pure delegato il compito di curare uno dei tanti gazebo berlusconiani. Nel quartiere popolare della Kalsa, invece, fino a venti giorni prima delle amministrative non si vedeva un manifesto. Poi, una bella mattina,sulla saracinesca del negozio vuoto del più importante latitante della zona qualcuno aveva appeso un’ immagine del sindaco Diego Cammarata (verosimilmente all’oscuro di tutto). Era il via libera. Mezz’ora dopo i muri dell’intero quartiere, come gli abitanti, parlavano solo di lui.
Non deve stupire: la mafia, anzi le mafie, sono ormai laiche, non sono a prescindere di destra o di sinistra, e prima della chiamata alle urne fanno dei sondaggi. Come ha raccontato il pentito Nino Giuffrè l’organizzazione ha uomini ovunque in grado di percepire gli umori dell’elettorato. Poi, quando diventa chiaro chi può vincere, stringe accordi con chi è disponibile al dialogo. O imponendo candidature, o offrendo voti in cambio di soldi, appalti o favori. Anche per questo, e non solo per distrazione, nelle liste oggi c’è finito di tutto. In Sicilia, per esempio, presentare Cuffaro, condannato in primo grado a 5 anni per favoreggiamento, è stato come segnare una svolta.

Cintola a parte, l’Udc fa correre alla camera Francesco Saverio Romano, tutt’ora indagato per concorso esterno; Calogero Mannino, imputato davanti alla corte d’appello di Palermo; e Giusy Savarino, che solo un mese fa ha visto il Tribunale inviare, al termine del processo ‘Alta Mafia’, alcuni atti che la riguardano alla procura. Secondo i giudici dalle intercettazioni e dai verbali emerge come nel 2001 lo scontro sulla sua candidatura alle regionali tra suo padre, Armado Savarino, e l’ex assessore Udc, Salvatore Lo Giudice, poi condannato a 16 anni di reclusione, sia stato risolto dalla mediazione del boss di Canicattì, Calogero Di Caro.

Certo, si può benissimo concordare con Pier Ferdinando Casini, il quale di fronte alle polemiche, fin qui limitate al nome di Cuffaro, ripete “non è giusto che le liste le faccia la magistratura”. Resta però il fatto che il numero di suoi candidati risultati in rapporti con uomini di Cosa nostra, o coinvolti a vario titolo in indagini per mafia, è altissimo. Troppi per ritenere che le accuse lanciate dai pentiti, secondo i quali il voto per il partito di Cuffaro negli ultimi anni sarebbe stato compatto, siano del tutto campate in aria. In questa situazione, con la magistratura che non può intervenire perché per arrivare al processo ci vuole (giustamente) la prova dell’accordo con i mafiosi, a denunciare e bonificare ci dovrebbe pensare la politica.

Il tentativo della commissione Antimafia di far approvare, per iniziativa del senatore di Forza Italia Carlo Vizzini, un codice etico che impedisse la presentazione di candidati collusi almeno alle amministrative del 2007 è però rimasto lettera morta. Al primo febbraio del 2008 su 103 prefetture, solo 86 avevano inviato alla commissione una fotografia di quello che era accaduto nelle urne sei mesi prima. E stando a quanto risulta dai documenti che ‘L’espresso’ ha letto, mancavano, tra l’altro, all’appello le risposte delle provincie di Avellino, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Taranto e Trapani. I partiti avversari poi tacciono tutti. Il Pdl, nonostante le polemiche contro il “cuffarismo e il clientelismo”, è prudentissimo. Anche perché gli azzurri in lista non si sono limitati a ricandidare il senatore Pino Firrarello, condannato in primo grado per turbativa d’asta aggravata e ora sotto inchiesta per concorso esterno, o l’ex sottosegretario Antonio D’Alì, ex datore di lavoro del superlatitante Matteo Messina Denaro, e oggi accusato dall’ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano di aver voluto il suo trasferimento per fare un piacere a Cosa nostra (sulla vicenda è in corso un’indagine e un processo per diffamazione).

Negli elenchi fa capolino pure la new entry Gabriella Giammanco, ex aspirante velina, volto giovane del Tg4, ma soprattutto nipote di Vincenzo Giammanco, definitivamente condannato come socio e prestanome di Bernardo Provenzano. E poi ci sono tutti gli altri. A partire da Gaspare Giudice, assolto in primo grado dalle accuse di mafia con una sentenza in cui il tribunale sostiene di aver però “verificato con assoluta certezza” l’appoggio datogli da Cosa nostra nel 1996 e “con grandissima probabilità” anche nel 2001. Per arrivare a Renato Schifani, considerato in pole position dal ‘Giornale’ come futuro ministro degli Interni, sebbene negli anni ‘80 sia stato a lungo socio, assieme all’ex ministro Enrico La Loggia, della Siculabrokers: una compagnia in cui figuravano anche Nino Mandalà, futuro boss di Villabate, e Benny d’Agostino, imprenditore legato per sua ammissione al celebre capo di tutti i capi, Michele Greco.

Insomma, meglio non discutere di mafia. Un po’ come fa il Pd messo in imbarazzo dalle proteste di Beppe Grillo e della Confindustria, quando con un colpo di mano aveva tentato di escludere dalle liste Beppe Lumia. Dietro a quella scelta non è difficile vedere l’ombra del grande avversario di Lumia, il dalemiano Mirello Crisafulli, filmato mentre discuteva, dopo averlo baciato, di appalti e favori con i boss di Enna, Raffaele Bevilacqua. Da quando nel 2007 Lumia, condannato a morte da Cosa nostra, aveva definito la sua candidatura inopportuna, Crisafulli, grande amico di Cuffaro, non lo salutava più. Poi in lista c’era finito solo Crisafulli e Lumia era stato recuperato come numero uno al Senato solo quando era diventato chiaro che stava per passare con Di Pietro. In compenso tra gli aspiranti deputati del Pd è comparso Bartolo Cipriano, ex sindaco e poi consigliere del comune messinese di Terme Vigliatore, sciolto per mafia nel 2005.

Meglio vanno le cose in Calabria, dove le liste di Veltroni, capeggiate dall’ex prefetto De Sena sono in buona parte pulite (al contrario di quanto era accaduto con le regionali quando la ‘ndrangheta votò per il centrosinistra). Tra i democratici suscita qualche perplessità principalmente il nome di Maria Grazia Laganà, la vedova di Francesco Fortugno, il vice-presidente della regione ucciso dai clan, sotto inchiesta per truffa ai danni dello Stato nell’ambito delle indagini sulle infiltrazioni mafiose alla Asl di Locri. Qui, come in Campania, la battaglia con il centrodestra si profila in ogni caso all’ultimo voto. E il Pdl candida al Senato (decimo posto) addirittura Franco Iona, cugino primo del boss Guirino Iona, capo dell’omonima cosca crotonese ora in carcere dopo anni di latitanza. Nel 2005 Iona non aveva potuto correre per le amministrative con l’Udeur proprio a causa della sua ingombrante parentela. Ora, nonostante le proteste del presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione, Iona si dà da fare per raccogliere voti e ribadisce di essere incensurato.

Difficile comunque che ce la faccia, al contrario di Gaetano Rao, numero 17 del partito di Berlusconi e Fini alla Camera, e soprattutto nipote di don Peppino Pesce, vecchio boss dell’omonima e potentissima cosca di Rosarno. Per uno strano scherzo del destino Rao si ritrova candidato assieme ad Angela Napoli (An), membro della commissione Antimafia e feroce avversaria della ‘ndrangheta. La Napoli, insomma, ingoia amaro anche perché con lei sono candidati Pasquale Scaramuzzino, l’ex sindaco di Lamezia Terme, un comune sciolto nel 2002 dal governo per mafia in seguito a una sua battaglia, e Giuseppe ‘Pino’ Galati, allora leader del Ccd: un partito che l’attaccava a tutto spiano.

Anche in Campania, dove solo nella provincia di Napoli, sono stati sciolti 15 comuni (in prevalenza di centrosinistra) dal 2001 a oggi, c’è incertezza. Alle prese con l’emergenza rifiutiil Pd pare essersi mosso con relativa cautela, anche perché scottato dalle indagini sul clan Misso e i suoi rapporti con la Margherita. Tutt’altra storia sono invece le liste degli avversari. In Parlamento entrerà Sergio De Gregorio, l’ex dipietrista subito convertito a Berlusconi, indagato per riciclaggio dopo che sono stati scoperti suoi assegni in mano a Rocco Cafiero detto ”o capriariello’, un contrabbandiere considerato organico al clan Nuvoletta. Con lui ci sarà Mario Landolfi (An), ora costretto a fronteggiare l’accusa di essere stato appoggiato nel 2006 da un manipolo di camorristi. E c’è pure Nicola Cosentino, uno che la mafia se l’è trovata suo malgrado in casa, visto che uno dei suoi fratelli ha sposato la sorella del boss, detenuto al 41 bis, Peppe Russo, detto ‘o padrino’. Insomma, c’è da stare tranquilli. Comunque finiranno le cose il 13 aprile avremo un Parlamento specchio del paese. Peccato solo che a essere riflessa, almeno nel sud, sarà anche la parte peggiore.

hanno collaborato Arcangelo Badolati, Giuseppe Giustolisi, Roberto Gugliotta e Claudio Pappaianni
(20 marzo 2008)

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March 27th, 2008 Posted by Gyles | Politica | 4 comments

Lo sbruffone vincente

Non è finita

Silvio vincerà di sicuro. Non c’è possibilità che perda. Non sono un disfattista, del resto la vedo buia la situazione visto che non mi piacciono né il Pd né il Pdl. La sicurezza e la strafottenza che Berlusconi emana in questi giorni così vicini al voto è impressionante e mi fa rabbrividire. Tutti i giorni dice una cavolata, giusto per far capire che lui può dirle, a differenza di Veltroni, che non se lo può permettere assolutamente, pena allrgare lo iato tra i due partiti maggiori.

Andiamo con ordine e cerchiamo di capire come si fa ad essere così strafottenti della gente che ti ascolta in un periodo notoriamente così delicato.

Esempio numero uno: Ciarrapico.

Qualche giorno fa il prode pluripregiudicato Ciarrapico (casi “Casina Valadier” e “crack Ambrosiano”) ha dichiarato di non aver mai rinnegato le sue radici fasciste. Molto bene, chiunque può dire la sua ma, porca miseria, ci si aspetterebbe una secca presa di distanze dal leader candidato premier del partito, perlomeno per la potenziale perdita di voti di un comportamento differente. E invece no. Il Silvio convinto ormai di poter dire quello che vuole ribalta il tavolo delle critiche. E spiega che Ciarrapico è in lista perché serve in quanto i suoi giornali possono portare consensi alla campagna elettorale. Molto bene. Io questo lo valuto, da un punto di vista morale, come un voto di scambio. Io ti metto dentro e tu parli bene di me perché sono il capo.

Esempio numero due: la ricetta contro la precaretà.

Una studentessa ha provato a confrontarsi con il Cavaliere nell’ambito di uno dei problemi più gravi del nostro Paese: i salari e il precariato. La studentessa ha chiesto a Silvio come sia pensabile per una giovane coppia farsi una vita indipendente senza un lavoro stabile. E di nuovo il Cavaliere gira le carte e al posto di esibire una risposta da campagna elettorale si esalta e spiega che basterebbe che la giovane sposasse un miliardario, magari uno come il suo figliolo. Silvio, non pago, ha poi suggerito alla studentessa che ella stessa sarebbe stata in grado di farlo dato il suo sorriso. Impareggiabile.

Esempio numero tre: Alitalia.

Eccolo ora che propone una incredibile, nel senso di non credibile, cordata italiana per l’acquisto di Alitalia. L’offerta di AirFrance è solida mentre quella italiana no, organizzata in quattro e quattr’otto alla rinfusa. Ma questo non è l’aspetto grave. La cosa allarmante è che lui stesso abbia proposto come “parte” della cordata i suoi figli e abbia poi suggerito che il Governo dovrebbe stanziare addirittura finanziamenti pubblici (vietato dall’Unione Europea). Insomma, lui va al Governo e finanzia coi soldoni pubblici gli acquisti dei figli. Mi pare tutto perfetto e cogruente. Non più leggi ad personam, ma leggi ad famigliam.

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March 23rd, 2008 Posted by Gyles | Politica | 4 comments

Bravi e soprattutto …. onesti e trasparenti!!!!!

La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella
del 6 di aprile può apparire casuale ma non lo è affatto: votando il 6
aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non
avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei
Ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la
pensione”.
”E poi parlano di voler fare l’election day per ridurre i
costi della politica -ironizza- Ben altri saranno i costi di queste
pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato
al Paese, perché questo è il tipico esempio di come fatta la legge viene subito
trovato l’inganno”.

MORALE DELLA FAVOLA 300.000.000 DI COSTI PER QUESTA GENTACCIA CHE DOPO
POCHISSIMI MESI SENZA FAR NULLA GIA’ HANNO UNA PENSIONE DI PLATINO
ALLA FACCIA DEI PENSIONATI CHE DOPO UNA VITA DI LAVORO ADESSO PER MANGIARE
RACCATTANO LA VERDURA RIMASTA ATERRA NEI MERCATI

ciao alby

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March 14th, 2008 Posted by alby | Politica | 9 comments

Meno male che Silvio c’è

Torino, 2 Marzo 2008.Sono le 11.32 e in Piazza Castello giunge Silvio Berlusconi.

Non è tanto questo che mi scoccia. Ma mi sono dovuto sorbire TRENTA minuti di questa musichetta che vi allego dal sempre puntuale youtube. Insopportabile veramente… manca solo la versione gospel. Ad ogni modo, contestazione leggera, io e compagno Denis abbiamo solo sghignazzato tutto il tempo facendo scappare un po’ di gente. Poi mi sono messo ad urlare battute nell’orecchio di un militante del Pdl completo di berrettino e bandierina, ma questo era un duro ed è rimasto imperturbabile tutto il tempo. C’erano un po’ di giovani dei Circoli della Libertà in gessato, complimenti alle militanti, veramente carine. Io e Denis siamo giunti alla conclusione che bisogna votare sinistra ma partecipare ai convegni di Berlusconi.Il discorso è lento, le solite cose, presenza limitata, saremo stati in un migliaio. Quando passano le telecamere vengono alzate tutte le bandiere dando l’impressione in Tv di una affluenza mostruosa. Alla dipartita del pirla che parla nei gazebo si sonnecchia, ci saranno dieci persone se va bene.

Una delusione totale, volevo urlare qualcosa ma ho provato pietà. Il discorso è durato 27 minuti. Tutti minuti banali. Silvio è ancora convinto che la Tav debba passare per il traforo del Frejus, ma nessuno pare volergli dire che il traforo del Frejus già esiste.

Meno male che Silvio c’è…

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March 3rd, 2008 Posted by Gyles | Politica | 7 comments