Il Blog del Gillo

Integralismo ed estremismo democratico

Lettera di un tedesco a Roma.

Un mio amico tedesco mi ha scritto dopo molto tempo visto che si è trasferito qui, ci tengo, quindi pubblico qui la sua lettera.

Caro Gillo,
un Lunedì mattina come tanti qui a Roma. Mi sveglio come al solito alle sei. Mi preparo il caffé e ascolto alla tv le notizie del week-end. Sabato sera sono morti quattro Pr minorenni in discoteca dopo aver assunto droghe. Penso: «Sarà colpa anche dei rom?» Ah no! Dice lo speaker: «Pr o disadattati?». Leggo un po’ il giornale. Lo spettacolo, la borsa e infine mi soffermo sulle valute. È entrato in vigore l’Euro da parecchio ormai e ridacchio: «Già ‘n franco valeva poco, mo’ son finiti». Abito a Roma da poco ma ormai già parlo un perfetto romano. Faccio anche la paginetta dei cruciverba. Mi piacciono quelle facilissime, mi distendono, quelle che basta riempire di “P” e trovi il personaggio misterioso.
Come sai, sono nato a Bon, ho studiato in italia e adesso mi sono trasferito qui e faccio il riparatore di televisori a domicilio. Ammetto che di lavoro ne ho parecchio, fortunatamente tutti hanno in casa un televisore che rimane acceso circa sei ore al giorno e spesso si rompe. Oggi ho diciassette interventi. Troppi? No, corri a soccorrere prima gli amici e sei a posto.
Esco di casa e parto. La mia macchina è vecchia e ha un fastidioso rumore che suona tipo “gna”, ma sono abituato.
Arrivo dalla signora Claudia, una vecchia amica di famiglia. Lei è di Firenze, una toscana doc. L’ho conosciuta lì durante l’università. Mi saluta e mi indica il salotto dove c’è l’apparecchio rotto. Mi dice con il tipico accento toscano: «V’è ‘l Trony che non va ‘l terzo». Le rispondo che probabilmente è il telecomando. Lei mi dice che ha già provato tirandogli due pugni. Provo anche io, poi le rispondo cercando di assumere il suo accento: «Eh già, niente. Ma le man non servono».
Dopo un anno di lavoro duro e tagli alle spese quotidiane vado al mar con fatica tra vagli o scelte obbligate. Inoltre un giorno, dopo aver prenotato una stanza andrò a Bon di primo mattino per godermi l’alba vicino alla tomba di mio padre. A proposito, l’altro giorno è deceduto uno dei colleghi professore di mia moglie. Si è suicidato per i troppi debiti con le banche. Al funerale tizi hanno detto ridendo: «La mora ti fa male!». Strano senso dell’umorismo, io non lo capisco.
Finalmente una vacanza al mar con lei e il lavoro lì lo lascio.
Parto e la car fa “gnaaaaaa”.

Dominik Demuth

  • Share/Bookmark

September 7th, 2008 Posted by Gyles | Blog | 3 comments

Fairplay

L’unico processo che piace a Berlusconi è la prugna.

  • Share/Bookmark

September 7th, 2008 Posted by Gyles | Blog | 3 comments

Disimpegno

Questo è un tentativo di disimpegnare un po’ il blog. Farò il tentativo attraverso alcune storielle.

Una volta, a Pasqua, un gallo vide delle uova dipinte. Allora andò dal pavone e lo ammazzò. (Giobbe Covatta)

Uhm… buono, proseguo.

A Roma, un tizio parcheggia la sua auto in Piazza Montecitorio. Un poliziotto gli corre incontro urlando: «Ma siete pazzo? Qui è dove c’è il Parlamento!».
E l’automobilista: «Nessun problema, ho un ottimo antifurto».

Caspita, sto ricascando nel problema, ma posso rimediare.

Come mai l’uomo che ha tirato il cavalletto a Berlusconi anni or sono, ha sbagliato mira?
Perché era pieno di gente che lo strattonava e diceva: «Dai a me, lo tiro io».

Sto fallendo.

Un vecchio sta camminando per strada, quando assiste al pestaggio di un extracomunitario da parte di un plotone di carabinieri e sbotta: «Non ci riprenderemo mai, siamo diventati razzisti per colpa delle leggi di quel maledetto pelato razzista con manie di grandezza!». Emilio Fede, che combinazione passava da quelle parti, lo carica in macchina e lo porta direttamente ad Arcore, davanti al Cavalier Berlusconi.
Il Presidente guarda costernato i due e chiede lumi al suo fedele direttore.
Allora Emilio Fede prende con forza il braccio del vecchietto e gli intima: «Forza, dillo adesso chi è il pelato razzista con manie di grandezza!».
E il vecchietto: «Ma… ma… io parlavo di Mussolini…».
Berlusconi sorride, lascia andare via il povero vecchietto e poi chiede: «E tu, Emilio, a chi pensavi?».

Ho fallito.

P.S. ho tratto ispirazione da “Lavoratori di tutto il mondo, ridete” di Moni Ovadia.

  • Share/Bookmark

August 10th, 2008 Posted by Gyles | Blog | 11 comments